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Dovessi restare solo, molto vecchio, affaticato da un cancro e dal tedio di vivere ancora; e se mai accadesse che, ricoverato nel reparto solventi di un ospedale romano, io mi buttassi dal quinto piano e perdessi la vita nella nera malinconia di una giornata di pioggia battente; potrebbe succedere che qualcuno scriva, come per Monicelli, che è stato “lo sberleffo di un laico”. Mandatelo affanculo. Ferrara

 

Il vento dal nulla
Nel terzo film della serie “Amici miei” – quello diretto da Nanni Loy e non da Monicelli – c’è una scena che a suo tempo mi aveva colpito.
Gli amici, per una zingarata, organizzano un viaggio al Circolo Polare Artico. Ed ad un certo momento si trovano davanti l’oscurità fredda, il vento gelido che viene dal Polo. Il presentimento della morte, un nulla che inghiotte senza scampo e sempre più vicino.

Ma si riscuotono, e ripartono verso un altro scherzo pensato per allontanare da sè il pensiero di quel niente ghiacciato. Come aveva fatto il personaggio del Perozzi, nel primo film, con la supercazzola al prete venuto a confessarlo in punto di morte.
Lo scherzo per esorcizzare la paura del niente, la vita fallita. Non prendere niente sul serio.
Questa posizione mi è sempre sembrata un’emerita coglionata.

Se penso alle persone che ammiro, sono quelle che prendono tutto sul serio. Ogni cosa è da prendere seriamente perché ogni cosa vale; vale ed allo stesso tempo non ha valore in sé, perché è l’eterno che fa la sua consistenza.
Che ogni cosa abbia consistenza, sia fatta, sia impastata d’eternità rende possibile anche riderne; ma di un riso che vale, perché è l’allegria di chi sa che ogni cosa è salvata.

L’altro riso è un riso tragico e sarcastico. Che piano si spegne in niente.
Ti trovi vecchio, malato e solo in una grigia giornata di pioggia, con il freddo vento del nulla che ti gela le ossa. Tutte le illusioni cadono, e la realtà nuda ti mostra che da solo non ce la fai.

Puoi riconoscere che quell’eternità negata c’è, che tu e le cose avete un senso. O chiudere gli occhi, ancora, e buttare via l’ultima possibilità. Buttare via la vita, buttarla a quel gelido vento.

Berlicche  socio di  SamizdatOnLine

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