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Riprendo qui un post molto interessante scritto da Pubblicano. L’articolo lo trovate QUI.


Quello che scrivo è un mio pensiero, che ho sviluppato da solo, senza sapere se altri lo abbiano già espresso in passato (tra parentesi, non sarebbe per me la prima volta che quello che ritengo una mia scoperta originale sia già stata scoperta da altri).

Come tutti saprete, per Aristotele il “movimento” di un ente ad un altro ente è dato dal passaggio da “potenza” (dinamis) ad “atto” (energheia). Da ciò si deduce che la “potenza” è una proprietà di un ente, una sua capacità di passare da qualcosa a qualcos’altro. Se l’ente non avesse tale potenza, non diverrebbe “atto”. Per esempio, io sono uomo in atto, e cadavere in potenza, ossia posso diventare cadavere. Ma non sono, per esempio, cane in potenza, poiché in nessun caso potrei diventare un cane. Quindi la potenza di essere cane non mi appartiene, perciò non potrò mai esserlo. La materia ha la potenza di diventare energia, e viceversa. Dunque c’è una trasformazione solo con conservazione di qualche propria essenza, di qualche proprietà intrinseca. Per questo motivo ritengo che nulla potrà mai diventare qualcosa con cui non ha alcuna essenza in comune. Insomma, qualcosa diventa solo qualcosa di simile a sé stesso, per quanto la parola “simile” non va intesa in senso quantitativo, ma qualitativo.

Ora, la potenza “nulla” non esiste, poiché il nulla non ha caratteristiche, non ha alcuna proprietà, e perciò non appartiene a nessun ente, poiché nessun ente ha proprietà di diventare nulla assoluto; anche perché il nulla non può essere assoluto, perché il nulla, semplicemente, non è, per definizione. Da ciò ritengo che l’io non possa nientificarsi, e non possa diventare null’altro che sé stesso. L’io, ossia la coscienza, non può diventare una non coscienza, perché sarebbe per lei un diventare un “di meno” rispetto a sé stessa, non un qualcosa di equivalente, e quindi verrebbe da chiedersi che fine fa la coscienza se essa scompare, visto che non esiste nulla di equivalente ad essa. A mio avviso dunque, dai semplici concetti di potenza ed atto deriva necessariamente l’immortalità dell’anima.

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