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C’è un vento caldo che soffia dal sud. E’ un vento di rivolta.
Tunisia, Egitto, Libano, Giordania; e non solo.
In alcuni casi chi spinge è la fame. Esasperata dalla crisi, dai rimedi alla crisi, dalle speculazioni.
In altri casi la politica: contestazione contro il tiranno, o sete di potere di chi il potere non l’ha e vorrebbe averlo.
La storia insegna che molto raramente le rivoluzioni cruente portano qualche miglioramento. Le rivoluzioni distruggono dove si dovrebbe costruire,

abbattono dove occorrerebbe innalzare, tagliano ciò che poi non si può più riattaccare. Il tiranno abbattuto smette di fare vittime, ma ci sono nuove vittime per nuovi tiranni. Chi conquista il potere con le armi difficilmente sa deporle una volta ottenutolo.

Quando si addita qualcuno come depositario di tutti i mali del mondo – dove quel qualcuno può essere un uomo, un partito, una classe sociale, una razza – nell’istante in cui quel depositario di ogni male è alla nostra mercé appare necessario distruggerlo. Ci si illude che eliminandolo i mali spariranno con lui, come quel capro che gli antichi ebrei sacrificavano.

Ma il male non è appannaggio di nessuno. E’ connaturato dentro di noi, nel nostro volere essere; nel nostro illuderci di essere.

Ci vorrebbe qualcuno che ci liberi da questo male. Qualcuno che illumini questa tenebra come un raggio di luce che spazza via il buio e le ombre.
E no, non può essere alcuna ideologia, nessuno che sia solo un uomo ..

Berlicche  socio di  SamizdatOnLine

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Berlicche

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