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Viva Maritain – da “Avvenire” del 13/02/2011

di Czeslaw Milosz

Ho preso in mano uno dei quindici volumi di scritti di Jacques e Raïssa Maritain. Per me Maritain è un grande nome, ma quanti la pensano ancora così? Jacques Maritain aveva studiato filosofia alla Sorbona prima della Grande Guerra, e seguito i corsi di Bergson, fatto, questo, che si dimostrò decisivo. Allora era di fede protestante. La sua conversione al cattolicesimo coincise con l’interesse per la filosofia medioevale e con il proposito di riaffermare, in pieno Novecento, la centralità del tomismo. Il matrimonio con Raïssa, ebrea russa convertita al cattolicesimo, diede frutti nel lungo lavoro comune di questi due pensatori al servizio della Chiesa. Forse un giorno verranno addirittura canonizzati.

Non penso di rinnovare la mia consuetudine con gli scritti di Maritain, anche se il suo tentativo di risuscitare il tomismo sembrerebbe riuscito. Lui e Raïssa hanno scritto molto anche di poesia e venivano letti negli ambienti artistici del ventennio fra le due guerre. Ma nella rinascita del tomismo s’insinuano anche motivazioni politiche. San Tommaso d’Aquino era il filosofo preferito dei gruppi inmtegralisti cattolici, di coloro cioè che contrapponevano lo Stato corporativo (Mussolini, Salazar) agli obbrobri della democrazia liberale e del bolscevismo. In Polonia il nome di san Tommaso compariva spesso a sostegno di articoli che approvavano l’uso della forza in politica. Maritain tuttavia non si immischiava nelle controversie politiche (come un altro neotomista, lo storico del Medioevo Étienne Gilson), e i suoi trattati che adattavano l’Aquinate ai bisogni del Novecento non avallavano in alcun modo i metodi violenti in voga. Egli si pronunciò anche chiaramente contro la collaborazione con Hitler nel suo libro À travers le désastre .

Il gruppetto di cattolici polacchi riunito intorno alla rivista Verbum e all’istituto per bambini non vedenti di Laski si richiamava a Maritain in opposizione alla maggioranza del clero che tradiva inclinazioni nazionalistiche e spendeva molte energie nella propaganda antisemita. Su invito di Verbum , Maritain visitò Varsavia, non so se da solo o con Raïssa. L’influsso che egli allora esercitò su almeno un esponente della cerchia di Verbum era destinato ad avere effetti duraturi: Jerzy Turowicz avrebbe poi diretto Tygodnik Powszechny (Settimanale universale) nello spirito degli scritti di Maritain. Altri piccoli gruppi in Polonia leggevano Maritain. Si trattava di giovani letterati il più talentuoso dei quali era il critico Ludwik Fryde, morto durante la guerra.

Io personalmente devo in larga misura a Maritain (come anche a Oscar Milosz) la mia diffidenza verso la ‘poesia pura’. La cosiddetta modernità imponeva di escludere dalla poesia tutto ciò che è ‘prosa’, preservando unicamente l’essenza lirica. Il corrispettivo dell’avanguardia in campo pittorico era rappresentato dalla teoria della ‘forma pura’ di Witkacy. Maritain ricorda da qualche parte l’opinione di Boccaccio, secondo il quale – come scrive nel suo commentario a Dante ­«la teologia e la poesia quasi una cosa si possono dire». Più che teologia, per Maritain la poesia è ontologia, sapere che riguarda l’essere. Ad ogni modo, essa non può sostituire la religione e essere fatta oggetto di idolatrica adorazione. Forse le mie letture religiose di allora non mi sono servite granché a capire me stesso, ma riconoscere il modesto posto del poeta, a dispetto di ogni ‘sacerdozio dell’arte’ (perpetuato sotto altro nome dall’avanguardia), è da considerare un vantaggio.

Maritain ha avuto successo nel suo tentativo di rinnovare il pensiero di san Tommaso? È ancora troppo presto per poter rispondere a questa domanda. Oggi persino i seminari religiosi sono entrati nell’orbita di Nietzsche e Heidegger. Leggere i sottili distinguo di questo sapiente del Medioevo, anche se filtrati da un suo perspicace discepolo, è molto difficile. Non so quanto il mio amico Thomas Merton abbia preso dal tomismo (Maritain gli fece visita nel monastero del Getsemani in Kentucky). Merton affermava di essere affezionato a un altro filosofo medioevale, Duns Scoto.

© 1997 Czeslaw Milosz per Abecadlo Milosza (All rights reserved) © 1998 Czeslaw Milosz per Inne Abecadlo (All rights reserved) © 2010 Adelphi edizioni Milano

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