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Azionisticamente parlando, se ne fregano. Sbandierano maniacalmente un principio di legalità e un comportamento virtuoso che vorrebbero imporre fin dentro quel santuario della libertà del corpo di ciascuno che è la camera da letto. Ma se amori, sentimenti, ambizioni frustrate, rancori e debolezze di una donna vengono brutalmente sequestrati, triturati e dati in pasto al pubblico guardone, loro di solito così garruli, così pronti al rimbrotto professorale, non dicono nulla. Azionisticamente parlando, tacciono. Sara Tommasi dunque è corpo senza diritti, nome senza volto, insignificante danno collaterale.

Eppure ha i suoi 29 anni, è visibilmente a disagio nel mondo in cui ha vissuto, l’effimera notorietà non l’ha gratificata, pare anzi che l’abbia ferita. Se la bellezza non è ancora reato, lei non ha commesso reati. Comunque la si guardi, è una vittima. Finita però in un’informativa di polizia, da qui nei faldoni di una procura, da qui sui giornali. Insieme con altri, perché cane chiama cane: innocenti, indagati, indagandi, tutti inconsapevoli, tutti indebitamente macchiati. Nessuno si indigna per questo, nessuno protesta. Non ci sono severi moniti, nemmeno una bacchettata sulla manina che ha passato le carte ai giornali, nemmeno un esposto al Csm su quei pm che eufemisticamente non hanno quanto meno saputo vegliare.

Pare normale che la deriva abbia forza di legge, che l’eccezione si faccia regola, che pm non si sa più se istigatori e complici o semplicemente incapaci oltrepassino il limite della decenza. Da anni le notizie fuggono, da anni nessuno paga, né dentro né fuori i palazzi di giustizia, semmai paga qualche giornalista, spesso a sproposito. E questo azionisticamente parlando è uno stato di diritto. In cui si insorge contro qualsiasi legge che disciplini, circoscriva le intercettazioni perché senza pare sia impossibile fare indagini, e sempre di più se ne vorrebbero perché  forte deve sempre essere la mano della giustizia. Questa è l’idea di libertà individuale secondo uomini temerari pronti a pubblicare tutto e sempre perché credono di essere contropotere al servizio del pubblico e quindi sacro e non semplici giornalisti.

In un’Italia così, in questo paese una Sara Tommasi non ha diritti e di certo non potrà mai avere giustizia. Lo sento il tam tam del contropotere che fibrilla e si dà di gomito, in fondo è una sottovelina, ennesima frequentatrice di Arcore, a che serve farsi dei problemi se non se li fa lei quando si è spogliata in pubblico e magari a pagamento. Azionisticamente parlando, questa è sharia. Gentile Tommasi, siccome quando si entra nell’ingranaggio anche per caso non se ne esce più, pare che le abbiano perquisito casa e sequestrato oggetti utili come si dice allo sviluppo delle indagini. Pare che stia a Dubai. Un consiglio: ci resti, almeno lì non c’è la nostra sharia.

© – FOGLIO QUOTIDIANO – 13 febbraio 2011 – Da QUI

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