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C’è un profondo senso di ingiustizia dietro a questi avvenimenti, cosa si può fare? Cosa possiamo fare noi?
Di fronte a tutte le impotenze l’unica cosa che si può fare è stare accanto, con la preghiera perchè solo Dio sa e, con la memoria; rompendo il muro di silenzio e di fastidio che questa notizia porta.
Non lasciamo sole le comunità cristiane del Medio Oriente.
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Il ministro assassinato: «Voglio che la mia vita dica che seguo Gesù»
Mario Mauro – Tracce 3/3/2011
Ieri il politico pakistano Shahbaz Bhatti è stato ucciso dai fondamentalisti islamici. Solo perché era cristiano. Da anni si dedicava alla difesa delle minoranze religiose, e ai casi di condanna per blasfemia. Come quello di Asia Bibi.
«Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo». Questo è quanto diceva dell’impegno che da anni stava portando avanti nel suo Paese Shahbaz Bhatti, il ministro pakistano federale per le minoranze religiose barbaramente ucciso ieri a Islamabad da un commando di fondamentalisti islamici. Lo hanno crivellato di colpi mentre usciva da casa per recarsi al lavoro.
Ricordiamo tutti il caso di Asia Bibi, la donna condannata a morte per blasfemia, divenuta un simbolo per tutto l’Occidente nella lotta ai fondamentalismi. Bhatti, che era l’unico ministro cristiano nel Governo pakistano, le aveva tentate tutte affinché la donna fosse liberata.
È stato ucciso perché secondo i fondamentalisti le sue opere rappresentavano un pericolo per il loro progetto di potere. Mi riferisco innanzitutto alla sua battaglia contro le cosiddette “leggi sulla blasfemia”, che esistono in Pakistan dal 1982. Reati studiati appositamente per perseguire chiunque non professi la religione islamica. Chi applica alla lettera queste leggi spesso non è lo Stato, ma i numerosi gruppi terroristici presenti sul territorio, che hanno mietuto decine di vittime negli ultimi anni. Solo pochi mesi fa era stato ucciso per lo stesso motivo il Governatore del Punjab, Salman Tasee.
L’opera di Bhatti verso reali riforme per i diritti delle minoranze stava dando i primi importanti frutti. È merito suo se, dal novembre 2008, il Governo pakistano ha introdotto una quota del 5% per le minoranze nel settore dei posti di lavoro a livello federale. Grazie a Bhatti sono state riconosciute le festività non musulmane e proclamato l’11 agosto Giornata nazionale delle minoranze. È riuscito a predisporre dei seggi per i gruppi di minoranza in Senato, e anche per le rappresentanti femminili di minoranza. Si è impegnato affinché venisse posta in essere una rete di comitati locali per l’armonia interreligiosa, onde promuovere il dialogo e allentare le tensioni religiose.
Shahbaz Bhatti era addirittura riuscito a far assumere al primo ministro pakistano l’impegno di concedere i diritti di proprietà agli abitanti delle baraccopoli di Islamabad che appartengono a gruppi di minoranza.
Avevo avuto il piacere di parlare con lui in diverse occasioni, l’ultima nel maggio 2010 quando partecipò ad una riunione del gruppo PPE. Il Parlamento europeo in quei giorni aveva approvato una risoluzione sul Pakistan, da me proposta, in difesa delle minoranze religiose. Nei giorni scorsi aveva confermato la sua presenza al prossimo Meeting di Rimini.
Padre Federico Lombardi, a nome della Santa Sede, ha unito la preghiera per la vittima ad «un appello perché tutti si rendano conto dell’urgenza drammatica della difesa della libertà religiosa e dei cristiani oggetto di violenza e persecuzione». In nome di questo sacrificio che non conosce fine l’Unione europea non può sottrarsi ad un impegno che, come dimostrano i fatti, deve essere più efficace. Continuare a discutere sull’opportunità o meno di utilizzare la parola «cristiani» nei documenti ufficiali sulla libertà religiosa, diventa a questo punto oltre che ridicolo e paradossale, anche un drammatico segnale del “nulla” al quale stiamo scegliendo di affidare il futuro di un’intera generazione.

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