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Il recente terremoto in Giappone e il conseguente incidente alla centrale nucleare di Fukushima I solleva diversi interrogativi sull’impiego dell’energia nucleare nel nostro paese e sulla sua sicurezza. Ci sono valide alternative? Cosa emerge dal confronto di questa fonte energetica con le altre già disponibili e con le fonti rinnovabili? Quanto sono fondate le paure relative all’energia nucleare? Ecco alcune risposte ragionevoli sul tema dell’energia nucleare.

Di quanta energia abbiamo bisogno?
Il consumo di energia elettrica in Italia supera i 300000 GWh all’anno con una potenza istantanea dell’ordine di 40 GW. Nel 2009 il fabbisogno nazionale lordo di energia elettrica proveniva per il 67.3% da centrali termoelettriche (che bruciano principalmente combustibili fossili); per il 19.6% da fonti rinnovabili (idroelettrica, geotermica, eolica e fotovoltaica); per il 13.3% dall’estero. L’acquisto dell’energia nella forma di combustibili fossili e di energia elettrica direttamente importata ha un peso economico e ambientale non indifferente è perciò importante raggiungere l’indipendenza energetica dagli altri paesi.

Le fonti rinnovabili sono un’alternativa energeticamente pari al nucleare?
Il principale problema delle fonti rinnovabili è che il loro rendimento non eguaglia quello delle altre fonti di energia. Una centrale termoelettrica convenzionale, di quelle che bruciano il carbone o il petrolio per produrre energia (la maggior parte in Italia), ha una potenza che si aggira tra i 1500 e i 4000 MW, una centrale nucleare moderna ha una potenza tra i 600 e i 1600MW. Le centrali solari in Spagna, che supponiamo essere le migliori, hanno una potenza di circa 50 MW ciascuna. Ciò significa che per arrivare a compensare la disattivazione di una centrale nucleare servono tra le 12 e le 32 centrali solari. Un esempio per tutte, la centrale solare “La florida” che produce appunto 50MW ha bisogno di coprire un’area di 552750 metri quadri, si può immaginare dunque quanta superficie sia necessaria per fornire la stessa potenza di una centrale nucleare o addirittura di una termoelettrica (all’incirca 900 campi da calcio). Il rendimento di questa centrale è basso. Considerando infatti che il sole deposita al suolo circa 1000W/m², la centrale solare “La florida” rende 50•10^6/552750=90W/m² che è meno del 10% dell’energia che riceve dal sole.
Lo stesso discorso si può ripetere per l’idroelettrico, il geotermico e l’eolico, una tecnologia costosa, ad alto impatto ambientale, inadatta per l’Italia (che non offre un regime di venti costanti) e che non essendo costante può fare solo da integrativo.

Le fonti rinnovabili non inquinano però. Quante scorie produce una centrale nucleare?
È vero, le fonti rinnovabili non inquinano ma attualmente non sono sufficienti, né economicamente accessibili per un impiego su larga scala, né sostenibili per il loro impatto ambientale in termini di superfici richieste e di intervento sul paesaggio. Nel 2009 l’energia prodotta per combustione ha rilasciato in atmosfera più di 400 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Un reattore ad acqua pressurizzata da 1000 MW scarica annualmente da 40 a 70 elementi combustibili contenenti 461.4 kg di uranio ciascuno. Mentre l’inquinamento prodotto dalle centrali tradizionali viene disperso in atmosfera in modo incontrollato, gli elementi combustibili esausti provenienti dalle centrali nucleari vengono gestiti scrupolosamente. Il principio di funzionamento di un reattore si basa sul concetto di massa critica, cioè non parte se si mette insieme, a contatto, una quantità sufficiente di combustibile. Sono stati trovati anche reattori “fossili” naturali, cioè punti della crosta terrestre dove la concentrazione di uranio è stata sufficiente per innescare una reazione nucleare (i reattori esistevano anche al tempo dei dinosauri per intenderci). Un combustibile fissile, per bruciare, deve essere concentrato e in quantità sufficienti.

Quanto sono concentrate le scorie?
Le scorie, proprio per evitare reazioni indesiderate vengono trattate appositamente per essere diluite. Sostanzialmente, le si polverizza e le si mischia con una grande quantità di vetro. Solidificato il blocco di vetro, questo viene immerso nel cemento e chiuso in un barile convenzionale, il quale verrà spedito in deposito sotterraneo lontano da falde acquifere ed immerso ulteriormente in altri strati di cemento e metallo.

L’incidente di Fukushima rappresenta un’altra Chernobyl?
Gli incidenti possono capitare ovunque ed è insensato preoccuparsi solo del nucleare, il quale, proprio per la grande paura (forse eccessiva) che suscita, è una di quelle fonti energetiche con il maggior numero di protocolli di sicurezza. Se così non fosse stato a Fukushima avremmo avuto ben peggio, peggio di Chernobyl. Invece, tutto sommato, il danno è stato arginato e la nube “pericolosa” è stata soltanto una serie di sbuffetti di vapore contaminato che non ha raggiunto gli strati alti dell’atmosfera. Per intenderci, a Chernobyl parte del contenuto stesso del reattore fu scagliato in alta atmosfera facendo ricadere ovunque micro pezzetti di reattore. A Fukushima i reattori sono ancora tutti lì, un po’ fusi, un po’ refrigerati, ma ancora lì integralmente.
Piuttosto perché non ci preoccupiamo delle tonnellate di composti cancerogeni gettati nelle acque fangose dello tsunami dalle industrie chimiche? Perché non ci preoccupiamo degli incendi di combustibile che hanno inquinato l’atmosfera? Mentre le radiazioni (già poche per quanto ho già detto) del vapore di Fukushima sono state diluite in un’area evacuata, gli elementi cancerogeni degli altri disastri “muti” stanno avvelenando e uccidendo quelle persone che sono sopravvissute al terremoto e allo tsunami.

Riguardo Fukushima, siamo ambigui di fronte all’evidente o è ciò che riteniamo “evidenza” ad essere stata manipolata affinché noi crediamo senza verificare?
In fondo, nessuno di noi è stato a Fukushima, come facciamo a sapere cosa è evidente e cosa no? È sufficiente un blog attivista nell’ambientalismo per sapere cos’è realmente successo? Un recente articolo di un blog ambientalista parla di una presunta nube radioattiva di Fukushima in arrivo in Italia ed esplicita l’attività di 0.0001 becquerel. Ora, la gente non sa cosa significa quel numero e non sa nemmeno che quel numero deve essere accompagnato dal volume del materiale. Il becquerel è il numero di decadimenti al secondo ma se non specifico che questo numero di decadimenti è misurato su un grammo di materiale o su cento tonnellate non sto dicendo nulla. Ed è comprensibile che su 100 tonnellate 0,0001 becquerel sono un’attività ridicola, con un rischio assolutamente insignificante. Giusto per renderci conto dei numeri: un chilogrammo di granito ha una radioattività naturale di circa 1000 Becquerel; un litro di latte ha una radioattività naturale di circa 80 Becquerel; un litro di acqua di mare ha una radioattività naturale di circa 10 Becquerel; un individuo di 70 kg ha una radioattività dell’ordine di 8000 Becquerel, causata dalla presenza, nel corpo umano, di isotopi radioattivi naturali (in gran parte, potassio-40). E così capiamo che chi ha scritto quell’articolo sulla nube radioattiva ha manipolato i dati e le simulazioni per farci paura. In altre parole è un terrorista mediatico.

In conclusione, l’unico modo per gestire la qualunque, pericolosa o meno che sia, non sta nel bandire e vietare, ma sta a monte: nell’educazione e nella ragionevolezza di chi controlla e usa.

E.S. dottorando in fisica nucleare, socio di SamizdatOnLine

Vedere anche:
Rapporto Eni 2009
Carta delle radiazioni
Fukushima non è Cernobyl. E i morti per l’energia eolica sono molti di più
Radiation Dose Chart

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