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In qualsiasi competizione non solo sportiva ma anche politica l’obiettivo è vincere -e non solo partecipare come diceva De Coubertin- ma prima di vincere è importante vivere partendo da un incontro reale, umano, che faccia sorgere il desiderio di costruire qualcosa di vero e utile per tutti.
Questo «qualcosa» è un’esperienza, ha faccia e corpo. Si esprime anche in realtà che vanno difese, proprio perché offrono a tutti la possibilità di vincere sullo scetticismo.

Quel «pronto intervento» elettorale, quei volti incontrati dalla signora al mercato, hanno la stessa natura di opere e realtà che a Milano, per esempio, ci sono e con un’altra amministrazione probabilmente non ci sarebbero, o sarebbero ostacolate, come ha spiegato Giorgio Vittadini in un articolo che invitiamo a rileggere con cura. Il rischio, a questo punto, è molto forte. E sarebbe un danno grave per tutti, non solo per chi quelle opere le gestisce o per chi ad esse si rivolge. Per questo il ballottaggio è importante. Importantissimo. Non si può restare in tribuna.

Allora, che cosa c’é in gioco?

Berlicche, socio di SamizdatOnLine, ci offre lo spunto di uno sguardo, “Oltre la trincea“.
Lo vediamo chiaramente in questi giorni di violente ed esasperate contrapposizioni.
C’è chi vorrebbe accogliere tutti, dare generosamente, magari anche ciò che non è suo.

C’è chi fa notare che la cattiveria esiste, e si chiede perché aiutare chi ti vuole male o vuole solo approfittare di te, al rischio di non sapere più distinguere chi veramente ha bisogno.
C’è chi pone nella libertà di ognuno il criterio per l’azione.
C’è chi dice che non tutte le libertà sono buone o possono essere permesse.
E si finisce per non capire più chi ti sta davanti, non cercare cosa può unire, non distinguere cosa è importante da ciò che non lo è.
Si finisce che si diventa stufi marci di chi analizza e non sa chi sei, non ti risolve i problemi, non ti realizza i desideri – non quelli fasulli, ma quelli veri che salgono dal cuore.
Perché il cuore ci muove tutti. Quando a questo nostro cuore non viene data risposta, finisce che incolpiamo qualcuno: politici, musulmani, americani, comunisti, Berlusconi. Rimossi i quali tutto sarebbe perfetto. Si scende in trincea, si indossa l’elmetto, si spara sul nemico.

Oh, a me succede continuamente. Mi faccio ettolitri di sangue amaro, quando dovrebbe essere dolce, dolcissimo. Maledico quello che non c’è, quando dovrei ogni istante benedire quello che c’è. Ringhio invece di accarezzare, e mostrare questa bellezza che mi è stata data e di cui, da solo, sarei incapace.

Anche se si vincesse, sarei felice? E, anche si vincesse, il mondo sarebbe salvato dal male? La vittoria sul male non può arrivare da una analisi corretta. Poi ben venga, ci sia la segnalazione, la discussione, il confronto, ma è qualcosa che viene dopo e, Dio mi salvi, mi sto rendendo sempre più conto dopo anni di trincea che la verità non può essere un’arma da brandire, ma solamente un uomo da incontrare.

Tradisco quello che ho appena detto un milione di volte al giorno, ma devo dirlo e dirmelo, perché è vero.
E voglio che tu sappia che è vero guardandomi.

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