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Alt alla canzone ironica col pretesto del copyright. E pensare che ha sempre esaltato la pirateria…
di Paolo Bracalini
Tratto da Il Giornale dell’1 settembre 2011

Roma – Premessa numero uno: ufficialmente la censura è opera di «staffGrillo», non di Beppe Grillo in persona. Premessa numero due: ci siamo già autoinsultati preventivamente, destino inevitabile per chi si permette di toccare l’universo dei grillini. Il fatto in sé è semplice. Se su You Tube si clicca «Beppe Grillo come fa?», video parodia sul comico genovese fatta dal duo Merighi-Troja (blogger del Fatto), non si apre un bel niente. Al posto della clip, compare invece un avvertimento: «Questo video non è più disponibile a causa di un reclamo di violazione del copyright da parte di StaffGrillo. Siamo spiacenti».

Il video che non si vede sfotte l’ideologia di Grillo e dei suoi apostoli («Ma Beppe Grillo sai che fa/ si fa una gran pubblicità/E il populismo instilla/ai giovani balilla/che gli van dietro di città in città» etc). Niente di che, la coppia di autori aveva fatto lo stesso o peggio con Alfano, con la Santanchè, con Berlusconi («Silvio non c’è»), con Bossi (sulle note di Goldrake, «Lanci allarmi ed abbai/ma non morderai mai/vaaa va vafantoculu, va!»), senza mai essere censurata dal web. La cosa invece è successa col video su Grillo, per un motivo formale piuttosto ridicolo: la violazione del copyright.

All’inizio si riporta un pezzo di comizio di Grillo, pochi secondi, ma marchiati col logo dell’azienda di casa «beppegrillo. it». Quello è l’unico cavillo che può giustificare la rimozione di un contenuto non diffamatorio da You Tube, e quello ha usato lo staff di Grillo (forse i famosi e misteriosi Casaleggio, quelli che gestiscono tutta la comunicazione e il merchandising del comico-politico?).

Ma se così fosse sarebbe ugualmente debole. Perché Grillo è – come ha notato un altro blogger, Pasquale Videtta – un feroce nemico del copyright. Quando un video di Marco Travaglio fu rimosso dal web, in seguito ad un reclamo di Mediaset per violazione del copyright, Grillo fece fuoco e fiamme sul suo blog, con un post («Travaglio oscurato per copyright») in cui denunciava «la rimozione di centinaia di filmati di blogger, magari perfettamente legittimi, con la scusa del copyright». Questo perché, scriveva, «il copyright sulle parole e sui cittadini non è ancora stato introdotto per legge. In futuro, forse, per comparire su Internet bisognerà chiedere il permesso a Ghedini». Concetti già espressi in uno spettacolo a Bologna, nel 2006: «La conoscenza deve andare libera. I copyright, i diritti d’autore bloccano la ricerca, bloccano il progresso dell’umanità. Viva la pirateria! Viva la pirateria! Vaffanculo! Viva la pirateria!».

Posto che il copyright sia il vero motivo della rimozione chiesta dallo staff di Grillo, è un caso che riguardi proprio un video che sfotte Grillo? Con la stessa motivazione che usa Mediaset con Travaglio? Non sarebbe la prima incongruenza nella parabola del comico. Ex distruttore di pc, poi guru della rete. Ex testimonial pubblicitario, poi distruttore dei mass media. Ex antipolitico, ora leader di un movimento che elegge consiglieri regionali, provinciali e comunali. Ex libertario anticensura che censura chi lo sfotte? Questo non si può dire. È probabile che i grillini siano più grillini di Grillo e abbiano agito (maldestramente) senza interpellarlo. Il leader però non si è dissociato, almeno sinora. I commenti dei grillini al video (rimosso) erano tutt’altro che lievi: «Co… ne!», «Balilla lo dici a tua sorella!», e via così. Altro paradosso: al movimento del comico sembra mancare il senso dell’umorismo.

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