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Accade purtroppo con una certa frequenza che le notizie che ci raggiungono turbino la nostra pace e la nostra coscienza. E sono racconti e giudizi sulle gravi violenze nel mondo (e non cessa di stupirci la rassegnata e connivente documentazione che ce ne viene fornita. Basti pensare al modo con cui ci è stata raccontata la guerra in Libia…). Sono resoconti sulla continua persecuzione dei cristiani (che stenta a diventare problema di coscienza, con una sospetta assuefazione di troppi comunicatori). È il modo con cui si dà spazio ai vari indignados

che sembrano avere il diritto alle prime pagine prima e più che i milioni di giovani di Madrid, o le 800mila presenze di giovani e meno giovani del Meeting di Rimini. Mi accorgo che la lista del male si allunga in maniera considerevole.

Ma abbiamo pur detto (ed è la nostra filosofia di CulturaCattolica.it) che vogliamo essere voce (e forte) del bene presente, degli uomini e delle donne che, colla loro vita quotidiana, sanno essere all’origine di quella «civiltà della verità e dell’amore» tanto cara al grande Giovanni Paolo II. E ho davanti agli occhi ben più di uno di questi esempi, che con la loro vita sono il segno di una vittoria dell’umano, spesso resa possibile dalla fede vissuta (come non ricordare quanto il beato Giovanni Paolo II affermava nel campo di concentramento che aveva visto la fine del grande San Massimiliano Maria Kolbe: «“…Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede” (1Gv 5,4). Queste parole della Lettera di San Giovanni mi vengono alla mente e mi penetrano nel cuore, quando mi trovo in questo posto in cui si è compiuta una particolare vittoria per la fede. Per la fede che fa nascere l’amore di Dio e del prossimo, l’unico amore, l’amore supremo che è pronto a “dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13; cf. Gv 10,11). Una vittoria, dunque, per l’amore, che la fede ha vivificato fino agli estremi dell’ultima e definitiva testimonianza. […] La vittoria mediante la fede e l’amore l’ha riportata quell’uomo in questo luogo, che fu costruito per la negazione della fede – della fede in Dio e della fede nell’uomo – e per calpestare radicalmente non soltanto l’amore, ma tutti i segni della dignità umana, dell’umanità. Un luogo, che fu costruito sull’odio e sul disprezzo dell’uomo nel nome di una ideologia folle. Un luogo, che fu costruito sulla crudeltà. […] In questo luogo del terribile eccidio, che recò la morte a quattro milioni di uomini di diverse nazioni, Padre Massimiliano, offrendo volontariamente se stesso alla morte nel bunker della fame per un fratello, riportò una vittoria spirituale simile a quella di Cristo stesso»?).

E allora, oggi, leggendo quello che Benedetto XVI ha detto nella Udienza del mercoledì del 31 agosto 2011, e che riporto qui sotto, mi sono detto: «Perché non raccogliere le tante testimonianze di quella «via della bellezza – via pulchritudinis» che ci possono sostenere nel cammino della vita, ridando all’uomo di oggi, in particolare ai giovani, il senso affascinante del compito della vita, della dignità del vivere, che tanto ci caratterizza?»

Col sito CulturaCattolica.it ci proponiamo di ospitare e di comunicare tutto ciò che ci conforterà in questo cammino. All’opera dunque, raccontateci della bellezza che vi ha mosso nella vita! Sarete nostri graditi ospiti!

«Oggi vorrei soffermarmi brevemente su uno di questi canali che possono condurci a Dio ed essere anche di aiuto nell’incontro con Lui: è la via delle espressioni artistiche, parte di quella “via pulchritudinis” – “via della bellezza” – di cui ho parlato più volte e che l’uomo d’oggi dovrebbe recuperare nel suo significato più profondo. Forse vi è capitato qualche volta davanti ad una scultura, ad un quadro, ad alcuni versi di una poesia, o ad un brano musicale, di provare un’intima emozione, un senso di gioia, di percepire, cioè, chiaramente che di fronte a voi non c’era soltanto materia, un pezzo di marmo o di bronzo, una tela dipinta, un insieme di lettere o un cumulo di suoni, ma qualcosa di più grande, qualcosa che “parla”, capace di toccare il cuore, di comunicare un messaggio, di elevare l’animo. Un’opera d’arte è frutto della capacità creativa dell’essere umano, che si interroga davanti alla realtà visibile, cerca di scoprirne il senso profondo e di comunicarlo attraverso il linguaggio delle forme, dei colori, dei suoni. L’arte è capace di esprimere e rendere visibile il bisogno dell’uomo di andare oltre ciò che si vede, manifesta la sete e la ricerca dell’infinito. Anzi, è come una porta aperta verso l’infinito, verso una bellezza e una verità che vanno al di là del quotidiano. E un’opera d’arte può aprire gli occhi della mente e del cuore, sospingendoci verso l’alto». [Benedetto XVI, Udienza del 31 agosto 2011]

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