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Penati non parla dei soldi ma è libero. Tarantini parla ma resta in galera. Il leader del Pd invece di minacciare querele dovrebbe dare delle spiegazioni
di Alessandro Sallusti

Tratto da Il Giornale del 5 settembre 2011

Quella che pubblichiamo qui a fianco è la fo­tografia di uno degli assegni del caso Pena­ti ­Pd. È di due milioni di euro, firmato da un costruttore a favore di un imprenditore (entrambi coinvolti nell’inchiesta). Ma secondo i ma­­gistrati è il pagamento di una delle tangenti pretese dalla sinistra lombarda guidata dal braccio destro del segretario Pierluigi Bersani. Al quale chiediamo di spiegarci qualche cosa in merito, invece di conti­nuare a querelare i giornali e i giornalisti che scavano nella vicenda.

Lo faccia pubblicamente, pretenda da Penati una versione completa e convincente. Non ci facciamo illusioni. Bersani tacerà, perché ad affron­tare davvero il problema si rischiano risposte inde­centi per Penati, forse per Bersani stesso, sicuramen­te per l’intero partito, perché la verità è che la sinistra italiana non ha perso il vecchio vizio di finanziarsi at­traverso tangenti. Guardate bene questo assegno e poi pensate che tra due giorni i signori che ne hanno illegalmente be­neficiato sarann­o in piazza a infangare l’Italia e a chie­dere tagli agli sprechi pubblici, lotta all’evasione fisca­le, moralità nella politica. Sono gli stessi che oggi pon­tificano sul caso Tarantini, un faccendiere sfigato che crea guai ovunque vada. L’obiezione dei più ha una sua logica.

Ma come fa il premier a essere amico di uno così? Giusto. Ma a parte che Tarantini era ami­co anche di D’Alema (e non soltanto), io mi chiedo: come fa Bersani ad essere amico di uno come Pena­ti? Con l’aggravante che Tarantini fa danni tra privati, il sistema tangentizio danneggia l’economia nazio­nale, falsa le regole di mercato e truffa il fisco. Dovendo scegliere, meglio mille Tarantini che uno come il braccio destro di Bersani. Delle escort piazzate qua e là me ne frego, mi preoccupano di più le grandi aree urbane paralizzate da quei ladri della sinistra. I danni di Tarantini li ha pagati Silvio Berlu­sconi di tasca sua, quelli di Penati li paghiamo tutti noi. Il primo è in galera, insieme alla moglie, nono­stante la sua presunta vittima (Berlusconi) neghi di essere tale (ognuno dà i suoi soldi a chi vuole), il se­condo continuiamo a pagarlo noi (quindicimila eu­ro al mese) perché il furbetto ovviamente non si è di­messo da consigliere regionale lombardo. E poi qual­c­uno si scandalizza se uno dice che siamo in un pae­se di merda.

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