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Così ci hanno tolto il santo patrono. E la gente indignata sciama nelle strade, protestando contro la soppressione di una tra le più antiche tradizioni…
Aspettate, aspettate. Non vedo tutta questa folla. Sì, c’è qualcuno, ma sta sventolando una bandiera rossa e non mi pare che con i santi abbia molto a che fare. Anche perché i suoi santi non sono stati retrocessi. Santo Lavoro Garantito. Santo Liberato dai Fascisti. Santa Repubblica. Gli intoccabili “simboli della laicità dello Stato italiano fondato sul lavoro”.

Ritorna, o Santo Patrono, ritorna. Ritorna in cielo. Adesso abbiamo altri protettori.

Si farà la processione, i fedeli si metteranno in macchina e si dirigeranno ai santuari. Innalzeranno preghiere, supplicando di essere salvati, “Libera nos a malo”. Salvaci dalla Crisi, dal Dittatore. Dacci una vita tranquilla, meno tasse, il superenalotto, magari una pensione. Una giornata serena per andare al mare. Noi siamo qui che aspettiamo fiduciosi che tu faccia qualcosa, O S. Tato, chè se non lo fai ti cambieremo con altro.

Qualcuno di ancora meno impegnativo: perché i vecchi santi, quelli buoni per la grigliata e i fuochi artificiali e il cantante quasi famoso erano troppo esigenti. Hai presente quei santi che pretenderebbero un cambiamento, una vita diversa, più consapevole, che vorrebbero essere ricordati non per le loro grazie ma per il loro esempio, non per il loro nome ma per Colui che indicano? Ecco, quel tipo di santo lì. Che magari poi non ci si ricorda neanche quando è vissuto, se l’hanno fatto fuori i romani o i turchi. Poi ci si stupisce che a nessuno importi niente di loro.

Non importa più di loro perché si è perso di vista il cielo sopra la città.

Le scolte, le sentinelle non sono più sulle mura. Il nemico non si capisce più dove sia.

E, anche arrivasse, non sarebbe più il nome del santo patrono che ci salirebbe alle labbra. Perché non sappiamo neanche più a quale città apparteniamo.

Berlicche  socio di  SamizdatOnLine

Inno delle scolte di Assisi

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