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clip_image001Il tiranno cade. Una volta morto, nella polvere, è evidente che è solo un uomo, non diverso dagli altri.

E’ evidente che è uguale ai suoi uccisori. E’ evidente che è uguale a noi, che adesso ci indignamo per chi ha ucciso un uomo a sangue freddo. O, peggio, lo giustifichiamo.

Quando morì Bin Laden rimasi stupito che i nostri ragazzi delle medie avessero un giudizio come il resto del mondo.

Una mi disse “Ma se tutti sono contenti devo esserlo anch’io”. Ripresi con loro il giudizio del Vaticano «Di fronte alla morte di un uomo, un cristiano non si rallegra mai, ma riflette sulle gravi responsabilità di ognuno davanti a Dio e agli uomini e spera e si impegna perchè ogni evento non sia occasione di una crescita ulteriore dell’odio, ma della pace»

Non so che ne sarà del popolo libico. Le cose buone che pure Gheddafi aveva fatto, la guerra che si diceva buona ne ha fatto scempio. La ferocia con cui si è ucciso il dittatore ci può sconvolgere, ma quale esempio può essere un Occidente che ammazza civili per proteggere i civili, una guerra fatta da lontano con motivazioni che di umanitario hanno il nome, ma di cognome fanno “denaro”? Un Occidente che adesso, ipocritamente, vuole indagare sull’omicidio, forse per risparmiare sulla taglia?

Riflettete su questo: se Gheddafi fosse stato ammazzato da un missile lanciato da un aereo europeo, ugualmente inerme, ugualmente impossibilitato a difendersi, cosa sarebbe cambiato? Solo i titoli dei tigì.

Avremmo bisogno non di persone che prendono la vita altrui, ma che danno la propria. Ci sarebbe bisogno di persone così, per raddrizzare quella e questa terra. Ci sarebbe bisogno di santi. Dovremmo essere noi.

Berlicche
e Factum, soci di SamizdatOnLine

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