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Pietro Blumetti

giovedì 29 dicembre 2011

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Il mese scorso è stato approvato al Senato un Disegno di legge (il DDL 1693) molto importante per i musicisti italiani. Si tratta di una norma relativa alla Riforma degli Studi musicali che, tra le altre cose, dispone l’equiparazione dei Diplomi di Conservatorio del vecchio ordinamento ai Diplomi accademici di II livello del nuovo ordinamento (lauree magistrali).

Disposizione molto importante perché, finalmente dopo 10 anni, cancella una grave ingiustizia; quella che nel lontano 2002 subirono tutti i musicisti italiani, a causa di un Decreto Legge che svilì il loro Diploma di Conservatorio, equiparandolo solo al nuovo Diploma di 1^ livello invece che a quello di 2^ livello; “il massimo” titolo accademico posseduto da ogni musicista (e che formalmente rappresentava da sempre la gloriosa cultura musicale espressa dal nostro paese ed esportata in tutto il mondo) diveniva in un sol colpo “il minimo” titolo accademico.

Naturalmente solo ai musicisti italiani è stato riservato un tale trattamento; infatti in merito alla riforma degli altri istituti Universitari, tutti i titoli accademici conseguiti ai sensi del precedente ordinamento sono stati subito equiparati ai nuovi “massimi” titoli accademici.

Infatti, se tutti gli avvocati o i medici italiani avessero subito anch’essi lo stesso trattamento riservato ai musicisti, e dunque si fossero anch’essi visti deprezzare, con un”urgente” decreto legge, la loro prestigiosa laurea ci sarebbe stata una vera e propria rivoluzione.

Sembra incredibile, ma per provare a rimediare a tale assurdità ci sono voluti dieci anni. Nell’attesa che tale Disegno di legge ottenga anche il voto favorevole nel successivo passaggio alla Camera, ritengo opportuno fare alcune considerazioni per illustrare le motivazioni che hanno dato vita ad una tale norma; per comprendere quali siano stati gli errori compiuti in quest’ultimo decennio, nel portare avanti la Riforma degli Studi musicali (…una non-Riforma).

Sono state veramente tante, troppe, le persone (politici -in primis-, docenti di conservatorio, giornalisti, musicisti famosi ed affermati, docenti della scuola secondaria) che non hanno svolto degnamente il proprio ruolo costruttivo, propositivo, di controllo e verifica su quanto relativo alla Riforma degli Studi musicali.

Una Riforma, è il caso di ricordarlo, iniziata nel lontano 1999, con la legge di Riforma dei Conservatori (l. 508/99) e con quella che ha istituito i Corsi ad Indirizzo Musicale nella scuola secondaria (l. 124/99); una legge importantissima, che ha ricondotto tali corsi ad ordinamento, dopo una sperimentazione ventennale, inserendoli come disciplina inter pares nella scuola italiana (anche se, purtroppo, in percentuale molto ridotta e come materia facoltativa).

In tutti questi anni nessuno politico ha denunciato con la doverosa forza quanto fosse stato ingiusto decretare improvvisamente l’ignoranza di tutti i musicisti italiani; contro una tale assurdità non si è purtroppo neppure alzata con la necessaria forza la voce dei tanti musicisti italiani affermati e famosi in tutto il mondo; eppure anche il valore e la dignità del loro glorioso titolo accademico venivano clamorosamente calpestati; anche il loro glorioso Diploma, “il massimo” titolo accademico, diveniva in un sol colpo inferiore a un inesistente e fantomatico nuovo “massimo” titolo accademico; un titolo che non poteva e non può essere quindi posseduto neppure dagli stessi docenti che sono chiamati a conferirlo ai propri allievi.

In verità, a eventuale difesa di questo terribile attacco sferrato dal governo di questo paese contro tutti i musicisti italiani e, di conseguenza, contro la nostra gloriosa cultura musicale, neppure nel nostro Parlamento è stato possibile dire qualcosa, visto che tutto è stato deciso, in gran fretta; ricorrendo addirittura all’“urgenza” di un decreto legge, che ha impedito qualsiasi discussione parlamentare nel merito della questione.

Anche nella stampa italiana, impegnata a trattare argomenti ben più “interessanti”, sono stati troppi coloro che non hanno svolto il loro compito di informare e raccontare quanto grave fosse l’ingiustizia subita da moltissimi musicisti italiani che (ormai adulti e stanchi per aver affrontato e superato da giovani Studi tra i più faticosi e complessi) sono stati costretti a tornare a studiare nei Conservatori, per riappropriarsi del valore assoluto del loro titolo accademico; spinti molto spesso dalla speranza di conseguire un’arma in più, forse utile per scavalcare i colleghi decretati “ignoranti”, nella ricerca di un posto di lavoro; in una infinita penosa guerra tra poveri.

Almeno i docenti di Conservatorio avrebbero dovuto controllare e vigilare sulla superficialità e l’ignoranza con cui si equiparavano cose che erano invece completamente diverse; denunciando quanto fosse assurdo che Corsi di Studi del precedente ordinamento, estremamente lunghi e complessi, venissero equiparati ad un qualsiasi nuovo Diploma accademico di 1^ livello; nessuno si è preoccupato di verificare il “peso” reale di un Diploma, analizzando tutti gli anni di studio e gli specifici esami che ognuno di questi comprendeva:  corsi di 5, 7, 10 anni … tutti in un batter d’occhio,  decretati “ope legis” uguali.

I politici avranno pensato che non fosse il caso perdere tempo, si trattava “solo” di questioni relative alla musica ed ai musicisti (…poca cosa). Ma invece a causa di questo, un’oggettiva enorme mole di “sapere” musicale, come per esempio quello relativo al Diploma in Composizione, conseguito con enormi sacrifici da ragazzi che hanno studiato per 20 anni (10 anni di Corso più 9 anni di Pianoforte, più un’infinità di complessi Corsi complementari) veniva improvvisamente equiparata ad un qualsiasi nuovo “nulla”; e resa inferiore ad un qualsiasi nuovo Diploma accademico di 2^ livello (inferiore persino ai Diplomi relativi a Corsi di studi di soli 5 o 7 anni).

Una cosa vergognosa, che ha gravemente leso la dignità e la professionalità di tantissime persone, e che finalmente potrà essere cancellata dal passaggio “indenne” del suddetto Disegno di legge 1693 alla Camera.
Politici, organi di stampa, musicisti, sindacalisti: tutti in silenzio o, molto spesso, addirittura consensienti verso tale brillante Riforma che “equiparava i Conservatori alle Università”; una marea di inutili “chiacchere” e di confuse e contraddittorie norme, ha nascosto questo scandaloso rozzo e superficiale modo con cui si sono messe le mani sulla nostra gloriosa cultura musicale.

Vi è poi un altro aspetto sorprendente della decennale non-Riforma degli Studi musicali, che riguarda il modo in cui sono stati ridisegnati i nuovi Corsi “universitari” dei Conservatori di 1^e 2^ livello; bene, nel merito di questo, nessuno si è preoccupato di andare a controllare quale fosse il contenuto reale di questi nuovi Corsi; l’autonomia si è così trasformata tranquillamente nella peggiore anarchia: ogni Conservatorio, abbandonato a se stesso, ha fatto e continua a fare un pò quello che vuole (rimanendo naturalmente su livelli molto bassi…per evitare la fuga degli allievi).

Non si è neppure minimamente considerato come fosse logico e doveroso valutare e verificare il ruolo svolto nei Conservatori dai diversi professori (relativamente ai loro insegnamenti nel vecchio ordinamento); per capire che i Corsi del vecchio ordinamento non erano tutti di livello “universitario”; in quanto partivano dai primi elementi del sapere musicale per poi abbracciare tutti i livelli (Inferiore, Medio e Superiore);
Niente di tutto questo: tutti sono stati considerati dello stesso livello “universitario”; e dunque anche i relativi docenti sono stati tutti indistintamente promossi “ope legis” al rango di prof. universitari, ordinari di cattedra!
Nessuno si è chiesto il perché di tanta clemente benevolenza dei politici verso i docenti di Conservatorio… ne ha sospettato quali pericolosi secondi fini questa celasse… (elargire piccoli e “miseri” privilegi a pochissimi per togliere sacrosanti diritti a tutti gli altri?).

Eppure non era certo difficile comprendere che solo una parte dei Corsi presenti nei Conservatori (naturalmente quelli relativi ai Corsi Superiori del vecchio ordinamento) sarebbero dovuti restare nel Conservatorio riformato dalla l. 508/99 come istituto esclusivamente di livello “universitario”;  e che i Corsi Inferiori e Medi sarebbero dovuti passare nei Licei ad indirizzo musicale delle loro città;  dando vita ad un fantastico inserimento della cultura musicale nella società italiana, che avrebbe comportato un più alto riconoscimento al loro lavoro ed alla dignità professionale di ogni musicista.

È chiaro che i Corsi Inferiori e Medi avrebbero dovuto essere tolti dai Conservatori e spostati nelle scuole ad indirizzo musicale (sia nella scuola Media che nelle Superiori), ed essere istituti obbligatoriamente in giusta percentuale sul territorio italiano;  solo questo avrebbe dato un senso alla Riforma degli Studi musicali, in quanto avrebbe permesso a tantissimi ragazzi italiani di crescere studiando anche la musica, inserita e considerata finalmente come disciplina formativa “normale” ed inter pares con tutte le altre materie della scuola. Questa era la “ratio” della legge di Riforma dei Conservatori che è stata completamente tradita e calpestata.
Al contrario di questo, i Corsi Inferiori e Medi del vecchio ordinamento (una bruttissima copia di questi) sono oggi entrati nuovamente nei Conservatori; hanno solo cambiato nome: ora si chiamano Corsi pre-accademici; tornando a fare dei Conservatori un ibrido luogo in cui si studia musica partendo dalle “elementari” (1^ anno dei Corsi pre-accademici, che durano anche 7 anni!) per prepararsi ad entrare nei nuovi Corsi “3+2” universitari.

In nessuna Università del mondo potrebbero naturalmente esistere tali ridicoli Corsi pre-accademici; semplicemente perchè tali Corsi già esistono: sono quelli istituiti nella scuola secondaria. Corsi che appartengono, e che devono appartenere, ad un ordine scolastico che non può essere quello universitario.

Molto gravi sono dunque gli errori, ed i conseguenti danni, causati in questo decennio da una non-Riforma degli Studi musicali; errori e danni che vengono subiti sia dai nostri ragazzi che dai musicisti italiani. Infatti i ragazzi italiani, come da sempre, continuano ad essere esclusi dall’accesso alla cultura musicale, in quanto i corsi ad Indirizzo Musicale nelle Media sono ancora pochissimi e sopravvivono all’interno degli istituti con grande fatica e precarietà (essendo ancora del tutto facoltativi).

In merito ai Licei musicali, ora qualcuno dovrà forse far presente al nuovo Ministro dell’Istruzione Profumo, come non siano in realtà mai stati istituiti; perché istituire una sola sezione di Liceo musicale, e relativa a tutti gli strumenti esistenti, per intere città grandi come Roma, significa istituire il nulla.

Mi auguro che questo recente Disegno di legge 1693 rappresenti una svolta radicale in merito all’attuazione della Riforma degli Studi musicali; l’inizio di una politica che riconosca e rispetti veramente quanto disposto dalla legge 508/99 di Riforma dei Conservatori;  un politica che rispetti tutti i musicisti italiani  e riconosca il ruolo che gli Studi musicali devono ricoprire nella scuola italiana, e quindi all’interno della società. Nell’interesse di tutti i cittadini italiani.

Da: http://www.ilsussidiario.net/

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