Tag

anteprima

Rigore contro
Volete sapere perché l’Europa – intesa come organismo politico ed economico unito – fallirà? Perchè noi siamo europei come in “Europei di calcio”.
In quella frase europei è un’aggettivo, non un sostantivo. E’ una indicazione geografica, non qualcosa che definisce l’essenza stessa delle squadre che vi partecipano.

Nell’europeo di calcio ogni squadra partecipa per conto suo. Cerca di vincere per sé il trofeo; e nel farlo sferra calcioni negli stinchi ai giocatori delle altre compagini.
Certo, ci sono delle regole; ogni partecipante sa bene che occorre rispettarle, almeno fintanto che non diventa preferibile infrangerle. Perché sono tutti consci che alla fine il vincitore sarà uno solo, e gli altri sprofonderanno nell’oblio delle occasioni mancate. Per la squadra vittoriosa il premio; per le altre recriminazioni e cambi di allenatore.

Voi direte che non è vero, che l’Europa è un’altra cosa. Che c’è un sogno comune, un’ideale.
Davvero? E in che cosa si vede che è così? Esiste veramente un solo leader che sia più fedele a quell’ideale che dite rispetto al proprio tornaconto personale o, al limite, al tornaconto della sua nazione? E come fa di nome?
Se mi dite così allora è anche vero che ogni squadra di calcio si batte per l’ideale della sportività, del piacere di giocare, dell’unità tra tutti gli uomini in nome dello sport.

Se ci deve essere un’unità ci deve essere qualcosa che unisce. Se il fondante dell’Europa è economico, i soldi sono di chi se li mette in tasca. L’unità è quella degli egoismi che trovano conveniente stare assieme per potersi fregare meglio. Anche qui il rigore eliminerà qualcuno, il più debole o sfortunato, o magari chi ha l’arbitro contro. Senza pietà, perché pietà e misericordia non rientrano nè tra i fini né tra i mezzi.
Se il fine comune è quello di potere alla fine alzare un trofeo, sarà una sola la squadra che l’alzerà. Alle altre, forse, una medaglia di latta e un’attestato di avvenuta partecipazione.

Personalmente ho una convinzione. Che la vera unità, che la vera gioia del gioco, la vera pace, nascano dal riconoscersi fratelli non di una generica umanità ma di un Padre comune. Dal comprendere cosa è veramente importante, che non è né una coppa nè la leadership di un continente. Una conoscenza che nasce da una radice misconosciuta ma che sola può evitare che la guerra commerciale o meno, che il gioco bastardo e falloso continui fino alla sua altrimenti inevitabile conclusione.
Questo riconoscimento può e deve essere di ognuno di noi, sia che scendiamo in campo piuttosto che tifiamo dagli spalti. Tocca a noi volere quel bene per l’altro che qualcuno dice impossibile. Come confusamente possiamo, con rozzo imbarazzo, ma sempre certi in fondo al cuore che l’economia o la finale di coppa sono strumenti e non fini. Che non è il pareggio di bilancio o del match che ci può rendere felici.

Perché rimane deluso chi ripone tutta la sua speranza nei progetti dei prìncipi. Oppure nei fischietti degli arbitri.
Berlicche  socio di  SamizdatOnLine

Articoli correlati:
La versione integrale dell’intervista all’economista Carlo Secchi – Tracce
Gli interventi di Aznar e Kohl da “Atlantide” – Tracce
Meno dirigismo più libertà – Mario Mauro

Sito di origine: 

Berlicche

Annunci