Tag

anteprima

Le feste vanno aumentate in tempi di crisi, non diminuite.
Il sottosegretario all’Economia Polillo vuole accorpare le feste religiose e civili per far aumentare il Pil. Intervista a Luigino Bruni, docente di Economia politica: «Che aumenti il Pil non sta scritto da nessuna parte».

Accorpare alla domenica le festività civili e religiose per aumentare il Pil. È la proposta del sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo, di cui discuterà il prossimo Consiglio dei ministri. «Che l’eliminazione delle festività comporti un aumento del Pil non sta scritto da nessuna parte» tuona a tempi.it Luigino Bruni, docente di Economia Politica alla Bicocca di Milano. «E poi è ora di finirla con questa fissazione della crescita del Pil, che è un indicatore di ricchezza economica come mille altri».

Non dovremmo preoccuparci della crescita del Pil?
Non dico questo ma sta diventando una sorta di dogma in nome del quale si chiedono sacrifici pesanti ai popoli. Il Pil indica qualcosa ma molto meno di quello che sembra. Non solo il benessere umano è complicato, ma anche il benessere economico non si riduce ad un solo indicatore. Sta diventando una scusa per fare cose totalmente irragionevoli.

Accorpare alla domenica le festività è irragionevole?

Quando ci sono le crisi, le feste vanno aumentate, non diminuite. Sono momenti in cui si rafforza il legame sociale, il destino comune. Questo vale per la collettività e anche per le imprese: un industriale in gamba sa che quando c’è crisi le pause vanno aumentate, perché è la festa che dà energia. Quando invece si decide per l’opposto vuol dire che non si conosce il codice simbolico della civiltà, dove la festa, i riti e le liturgie svolgono un ruolo essenziale, soprattutto durante i periodi di crisi.

In tanti hanno protetato in difesa delle feste civili, si dice poco in difesa di quelle religiose.

Naturalmente prende il sopravvento un certo radicalismo anti-clericale. Ma la stessa Chiesa deve difendere la festa “tout court”, perché la festa è il luogo delle relazioni sociali, è il luogo dei simboli. La domenica non è solo il giorno della Messa, ma è il giorno delle relazioni, espressione di un limite del lavoro rispetto all’intera vita. La festa ribadisce che il lavoro è importante, ma ci sono cose ancora più importanti. Quindi un governo intelligente tocca tutto ma non le feste, e noi non dobbiamo abdicare alla democrazia.

Vede un attacco alla democrazia?
Bisogna discutere pubblicamente le scelte che si fanno. Ci sono premi Nobel che stanno rimproverando noi e i greci: siamo i popoli che hanno inventato la democrazia (la Res publica) e ora stiamo abdicando in nome della finanza.

Ma, economicamente parlando, la proposta di Polillo ha senso?
No, non regge perché non abbiamo nessuna evidenza che aumenterebbe la produttività. La sua è una battuta che non convince nessuno, né gli economisti, né i cittadini.

Tempi.it

Articoli correlati;
Taglio festività: ecco perché lavorare più giorni non fa aumentare il PIL – Il Sussidiario

Sito di origine: Tempi

Annunci