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anteprima«La voce della cristianità e la sua opera possono avere un rilievo e un’incidenza ulteriori? Oppure devono rassegnarsi ad essere considerate delle presenze socialmente utili?». È la domanda che ha posto il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, nell’omelia della messa celebrata questa mattina per la festa del patrono San Lorenzo. Bagnasco è tornato a parlare anche del ruolo dei cattolici in politica. Un richiamo significativo, proprio nei giorni in cui sui giornali si parla delle possibili future alleanze dell’UDC di Pierferdinando Casini.

Bagnasco ha ricordato il «crudele supplizio» a cui nel III secolo fu sottoposto il martire Lorenzo, vittima della persecuzione di Valeriano: ucciso a fuoco lento sulla graticola. «Lorenzo – ha detto il cardinale – di fronte alla pretesa di consegnare i beni della Chiesa di Roma, fa una scelta spiazzante e fortemente simbolica: dona tutto ai poveri e li presenta a Valeriano. Con un solo gesto, gli significa due cose: che nella Chiesa ogni bene terreno è destinato ai poveri, e che i poveri sono il vero tesoro della Chiesa. Il suo atto non solo risponde all’arroganza dell’imperatore, ma è rilevante per la storia intera. E noi, oggi, ancora ne parliamo!».

Ma Bagnasco ha anche fatto notare che la testimonianza non basta, deve essere accompagnata dall’annuncio e dalla parola. «Se Lorenzo non avesse parlato, il suo martirio sarebbe passato alla storia come il gesto di un folle; le sue parole, invece, sono state sicuramente motivo di considerazione, forse di messa in dubbio di un certo modo di pensare e di vivere. Per allora e per oggi! Non basta, dunque, la testimonianza cristiana come a volte si pensa, è necessaria anche la parola chiara e coraggiosa che accompagna l’agire e ne illumina il significato. La testimonianza da sola, infatti, proprio perché anticonformista, può essere considerata una stranezza. La parola forte del martire, invece, illumina il perché di uno stile controcorrente non per singolarità o smania eccentrica, ma per fedeltà al Vangelo».

«Ora ci chiediamo – ha aggiunto l’arcivescovo di Genova – la voce della cristianità e la sua opera possono avere un rilievo e un’incidenza ulteriori? Oppure devono rassegnarsi ad essere considerate delle presenze socialmente utili? Mi pare che, sempre guardando alla vicenda del nostro santo, potremmo rispondere così: se è vero che il male influisce sul modo di pensare e di agire comune, è pur vero che ciò accade anche per il bene. Non si tratta solo della forza del buon esempio – e già questa è grande! – ma anche di provocazione delle coscienze, a volte di benefica messa in crisi del proprio stile di vita o di quello collettivo; si tratta di far maturare una mentalità».

«Senza l’anima spirituale e morale – ha detto ancora Bagnasco – non esiste rilevanza storica, perché non esisterebbe sostanza. Senza, ogni forma di doverosa partecipazione alla costruzione della città terrena, è un involucro vuoto e dannoso, solo di potere, che cerca di riempirsi con pressioni e convenienze. I cristiani, com’è loro dovere, sono stati e continueranno ad essere lievito nella società con fiducia e spirito di servizio, consapevoli di aver ricevuto un giacimento inesauribile di visione e di valori religiosi, umani e culturali».

«La loro presenza, com’è noto, non è codificata in formule specifiche – ha precisato il cardinale – fatta salva la consapevolezza che sui principi di fondo non si può mercanteggiare, che i valori non sono tutti uguali ma esiste una interna gerarchia e connessione; che l’etica della vita e della famiglia non sono la conseguenza ma il fondamento della giustizia e della solidarietà sociale; e fatta salva la memoria delle esperienze pregresse. Comunque è sempre doveroso che, nella vita pubblica, i cattolici siano sempre più numerosi e ben formati, come da tempo esorta il Santo Padre Benedetto XVI e i vescovi italiani. I grandi statisti cattolici che l’Italia ricorda, hanno portato la propria indiscutibile statura umana e cristiana che il Paese, l’Europa e gli scenari internazionali esigevano, allora come oggi. Hanno messo a servizio, non di se stessi ma del bene comune, un’alta caratura intellettuale, spirituale e dottrinale formata alla luce del magistero sociale della Chiesa, senza reticenze o complessi, avendo ben chiara la fisionomia e la distinzione tra i diversi problemi e i diversi livelli».
Andrea Tornielli

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