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Sembrerà strano, ma al giorno d’oggi per sapere chi sia un buon prete pare necessario andarsi a leggere il “Dizionario filosofico” di Voltaire! No, non è uno scherzo dell’UAAR o consociate, ma un articolo pubblicato su Nipoti di Maritain (http://nipotidimaritain.blogspot.it/2012/11/il-parroco-voltairiano.html#.UJ-NZYbKeJQ). Urge quindi che scriva almeno un paio di righe per dissociarmi dalle idee presentate in quel post.

Innanzitutto, da una scorsa generale, possiamo notare come il buon curato eviti accuratamente di nominare Dio, limitandosi ad un simpatico Essere supremo dal sapore filosofeggiante. L’inizio non promette bene, ma non scoraggiamoci e andiamo avanti.

Come prima cosa, veniamo a sapere che il povero Teotimo (il nome non è a caso) non sarebbe in grado di gestire una grande parrocchia, ben venga quindi la parrocchietta di campagna. Interessante notare come il reverendo non accenni minimamente al fatto di aver richiesto alcunché a Dio: non la forza di aiutarlo; non l’intelligenza di discernere oculatamente, e non solo con le sue forze, tale scelta; niente di niente. A quanto pare Dio non rientra nell’ordine di idee del padre. Che, tra l’altro, evita accuratamente di affermare “vedrò di insegnare un po’ di dottrina cristiana” o simili: evidentemente pure razzista, visto che i campagnoli non hanno diritto a sapere niente di niente su Cristo (non risulta nascano imparati, né loro né Teotimo).

Altra cosa interessante è i prender moglie: evidentemente al reverendo non dispiacerebbe un po’ di compagnia femminile. Il suo compare, Aristone, non manca di elencare cose utili che potrebbe fare una moglie (quasi che Teotimo sia un povero impedito non autosufficiente), senza tralasciare l’utilità che dei pargoli avrebbero per lo Stato (cara manodopera servile a basso costo…). Il povero Teotimo ci resta male, gli piacerebbe tanto una mogliettina come sono usi fare Ortodossi (scismatici) e protestanti (eretici), ma a quanto pare un minimo di buon senso lo ha ancora perché si rassegna (seppur a malincuore) allo status quo. Sperando comunque in un bel Concilio che sistemi queste brutture e cattiverie per rendere la Chiesa al passo con i temp… ops!

Ma come predicare alla gente di campagna? Semplice: buttandosi sulla morale (quale, visto che di Catechismo nemmeno l’ombra?) e badando bene di non sfiorare la teologia manco con il mignolo. Evviva l’Educazione Civica!

E nella confessione? Stranamente, pare essere l’unico passo dotato di senso: non impicciarsi necessariamente dei fatti altrui, sincerandosi più che altro che il reo sia pentito del fatto commesso. Stranamente cattolica la cosa, probabilmente deve esservi stato un errore di stampa all’epoca. Ah no, mi correggo: l’Essere supremo saprà perdonare (mi sa che la parola “Dio” non riusciva ad essere stampata).

Niente scomuniche, ovviamente: sia mai che ci sia qualche cosa di negativo nel mondo, anzi quasi quasi vedersi qualche bello spettacolino un po’ osé è pure istruttivo (sull’anatomia umana senza dubbio, sul resto probabilmente è possibile avanzare dei dubbi).

Penultima pillola di saggezza è l’ubriachezza molesta dei giorni di festa: lo Stato perde un sacco di Cittadini a causa di ciò, l’Autorità Civica ha il dovere di intervenire. Quindi, che c’incastra il curato? A quanto pare Teotimo era pure investito di tale autorità, infatti la sua soluzione è geniale: invece di ubriacarsi, molto meglio andare a lavoro pure i dì di festa. In fondo, una volta presa la Messa, uno con che diritto si spaparanza a casa propria? Filate tutti a lavorare per la Gloria dello Stato, che diamine!

Dulcis in fundo, le dispute ecclesiastiche: a che pro impicciarsi se ha ragione l’uno o l’altro? Tanto si discute di opinioni umane, Dio, anzi pardon l’Essere supremo avrà altri progetti.

Bene, siamo giunti in fondo, e a questo punto è necessario un augurio: preghiamo tutti di non avere mai e poi mai un falso parroco come Teotimo. Che a quanto pare non consiglia di pregare: si riconoscono facilmente in questo modo i buoni curati da quelli cattivi. Ma che cattivo curato, don Teotimo!

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