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Oramai è noto al mondo intero che il 28 Febbraio Papa Benedetto XVI abdicherà al soglio pontificio, decisione resa nota lo scorso 11 Febbraio durante il Concistoro cardinalizio; nel testo della rinuncia, quasi certamente noto a tutti, Papa Benedetto ha esposto nel modo seguente le sue motivazioni:

“Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.”

Il testo dice-e-non-dice, tanto che si sono sin da subito sollevate voci che additavano come reale motivazione la salute del pontefice (fatto venuto meno con la dimostrazione dell’Udienza generale del 14 Febbraio, dove si è dimostrato brillante e ancora incisivo); poi è sorta l’ipotesi del ricatto per i fatti di Wikileaks; ancora secondo alcuni si sarebbe “dimesso” per evitare una condanna penale (inflitta da uno Stato che neanche esiste!); altri invece hanno interpretato ciò come una sconfitta del papato e una volontà di modernizzazione del papato (anche se non si capisce bene perché mai presentare una rinuncia sia considerato un passo in avanti…). Più altre varie ed eventuali su cui non vale la pena soffermarsi o riassumerle.

Ad avviso di chi scrive, tuttavia, una chiave di lettura interessante è fornita dal Vangelo della I Domenica di Quaresima, il passo di Lc 4, 1-13, le tentazioni di Gesù nel deserto ad opera del diavolo.

1 Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, 2per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. 3Allora il diavolo gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane”. 4Gesù gli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo”. 5Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra 6e gli disse: “Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. 7Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo”. 8Gesù gli rispose: “Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”. 9Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui; 10sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano; 11e anche: Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”. 12Gesù gli rispose: “È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”. 13Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Il diavolo presenta a Gesù tre prove, la tentazione di risolvere i problemi del mondo aumentando semplicemente il benessere materiale, quella di cedere al male per risolvere a nostro favore le situazioni e sottomettere gli altri, infine quella di forzare la mano a Dio per imporre la nostra anziché la sua volontà. Temo che questo insieme di fattori sia stato visto come altamente probabile da Benedetto XVI nel caso in cui fosse rimasto al suo posto: ben sapeva, avendolo vissuto in prima persona, che cosa sarebbe successo se la Chiesa si fosse ritrovata con una guida debole e non più in grado di farsi valere autonomamente.

La carne degli uomini è debole, anche quella del Papa e dei suoi collaboratori: chi avrebbe in coscienza rinunciato del tutto a profittare della situazione di un Benedetto XVI infermo come Giovanni Paolo II? Alcuni nell’entourage vaticano avrebbero potuto tentare di forzare le riforme attuate in seno alla Chiesa, contentandosi di ristabilire uno status quo inerte e incapace di parlare al cuore della gente, un pauperismo dell’anima interessato solo alla soddisfazione dei beni terreni. Senza contare che lo stesso Benedetto, di fronte alle difficoltà e alle delusioni sempre più crescenti derivanti da ciò, avrebbe potuto tentare di chiedere a Dio “un altro po’ di tempo per aggiustare tutto”, ben sapendo però di non poter più essere in grado di farlo.

Personalmente, per quanto la sua decisione mi abbia lasciato senza fiato, credo che Benedetto abbia agito bene: mai come oggi la Chiesa necessita di una guida forte non solo fisicamente, ma anche spiritualmente, e se la serenità di cui poteva godere il Papa si è alla fine spezzata per tutta una serie di motivi allora la decisione non poteva che essere quella. Preghiamo per lui.

– Rinunciate a satana, a tutte le sue opere e a tutte le sue seduzioni?

– Rinuncio!

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