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Scritto da  Rachele

Si sente tanto parlare di digiuno, di fioretti, di novene varie… senza avere la benché minima idea di cosa sia il sacrificio; dal latino: “sacrificare”, composto da “sacrum” azione sacra e “-ficium, facere” fare, rendere sacro. Oggi certe azione sembrano rientrare nella scaramanzia e fanatismo più totale; il nostro cuore è appiccicoso, si appiccica alle cose e spesso siamo distratti da queste e compiamo certe azioni meccanicamente.
Magari sei una persone che di novena non ne salta una, che digiuna e il venerdì si astiene dalle carni, poi però in famiglia non ti astieni dal mandare a quel paese tua madre, non ti astieni dal giudicare gli amici, non pratichi la pazienza.. a cosa servono i tuoi digiuni? Come abbiamo visto, il verbo sacrificare, significa rendere sacro, questo comporta un pieno coinvolgimento, una piena intenzione di donare qualcosa di noi per Dio. Quando passi del tempo con la persona amata, le doni qualcosa di te, dedicandole un pensiero, un’azione, credi che lei non si accorga della partecipazione del tuo cuore?

E’ così che dobbiamo intendere la relazione con Dio, una storia d’amore, dove ci deve essere uno scambio, e come in ogni rapporto di coppia ci sono quei momenti in cui sentiamo di doverci sacrificare, sentiamo di dover compiere un’azione che sembra andare contro noi stessi, ma lo facciamo per la felicità dell’altro; è esattamente la stessa cosa. Oggi sono poche le persone che si sacrificano per l’altro, le relazioni umane sono profondamente in crisi, vedi l’aumento dei divorzi; non c’è idea di perdono, di umiltà, di digiuno dal proprio orgoglio, tutti pensano a riempirsi la pancia di vizi e piaceri. Il marchese De Sade scriveva “Non c’è altro Dio che il piacere: è solo ai suoi altari che dobbiamo sacrificare”. Il problema è proprio questo, chi vive di piacere è egoisticamente innamorato dei propri sensi, e della tristezza. Piacere e digiuno sono agli antipodi, il primo è schiavo di passioni di ogni genere, di sfrenatezze, cerca sempre di tenere nascosto il proprio cuore per paura di soffrire, il secondo invece preserva i propri sensi, ha pieno controllo del proprio corpo e non cade vittima di sentimenti tormentosi: chi digiuna è libero, compie un atto assolutamente gratuito; chi digiuna lo fa in vista di qualcosa che va al di là di ogni nostra immaginazione: si parla di virtù, di amore, questa è l’ottica in cui devi giocare te stesso, consumarti di vita, consumarti il cuore. E’ la vittoria dello spirito sulla carne. Significa non lasciar appassire quel bellissimo fiore che hai dentro di te.

Si tende a fare come diceva Goethe: “Siamo capaci di fare molti sacrifici nelle cose grandi, ma di rado siamo in grado di sacrificare le piccole”; la verità è che spesso ti ritrovi vittima dei tuoi slanci d’entusiasmo, vittima della sindrome da Re Sole, ti fai idolatrare per quanto elargisci e concedi credendoti vittima di chissà quale martirio, in realtà lo fai per vanto e spirito di adorazione, per il tuo minuscolo ego, per dimostrare non so quale personalità, ma quando uno ti tocca su quelle piccolezze, quelle abitudini alle quali sei aggrappato come un cozza al suo scoglio, lì sì che esci fuori da te stesso, dal tuo piccolo mondo prefabbricato da una finta alternatività. Hai presente la parabola del giovane ricco (Marco 10,17-22)? Tu sei uguale! E’ vero, il venerdì la chiesa consiglia di non mangiare la carne.. poi però ti si ritrova a mangiare il pesce in qualche ristorantino! Scusami, ma non hai un’idea ben chiara di cosa sia il digiuno! Il venerdì inizia a digiunare dalle cose alle quali sei attaccato, inizia a mettere in pratica le virtù, deve essere un allenamento continuo, devi dimostrare a te stesso che sei in grado di amarti così da amare l’altro. Tu sai bene cosa Cristo ha sacrificato per te, dimostra di essere all’altezza della vita che hai ricevuto in dono. Digiuna e sacrificati, questo è il linguaggio dell’amore, sacro, che è l’opposto di egoismo e possesso. Ricorda che “Il digiuno che tutti potete fare è custodire il vostro cuore e i vostri sensi” (San Giovanni Bosco).


Da www.buonanovella.info

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