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Scritto da  Stefania

Vogliamo parlarne…? La notizia, ormai ufficiale, del pranzo di Papa Francesco nel nostro Centro di accoglienza in occasione della sua visita in Assisi il 4 ottobre prossimo ci sta interpellando… in qualche modo. Ma mi chiedo a che livello di profondità ci stia raggiungendo questa sua scelta del tutto nuova rispetto ai movimenti dei pontefici precedenti. Mi chiedo con quanta forza tocchi noi questo messaggio perché, sapete, ai “poveri”, in realtà, non importa moltissimo che il Papa pranzi da noi o altrove.

Quando domando a loro, provocatoriamente, se sono contenti di questa notizia, la maggior parte mi fa capire (con l’espressione del volto più che con le parole) che nella loro vita non avverranno particolari mutamenti, il giorno dopo resteranno con gli stessi problemi di prima… Altri, di rimando, mi restituiscono la provocazione, invitando me a riflettere sul senso di questo passaggio.

Allora comprendo che la scelta del Papa non è, in fondo, per i “poveri”, ma è per noi. Il messaggio è un gesto profetico per la Chiesa!

E’ per me che sto al Centro tutti i giorni ed è per chi ad Assisi neanche sa che esistiamo. E’ per il cristiano che vive la sua quotidianità nel mondo ed è per il cardinale chiuso nell’ufficio vaticano. E’ per i frati e le suore che vengono ad aiutarci ed è per quelli che, impegnati altrove, non sono mai passati da noi. E’ per l’ultimo prete di periferia che celebra la Messa con le quattro vecchine del quartiere ed è per il vescovo che ha la cattedrale piena. E’ per i giovani, è per gli anziani, forse anche per i bambini. E’ per tutti…per noi.

Non si tratta della bella novità davanti alla quale complimentarsi con un Papa originale, ma di una parola che interpella la nostra esistenza fin nelle sue radici ed impone una direzione. E’ come se quest’uomo ci rimettesse davanti ciò che Gesù per primo ha compiuto: la logica di Dio non smette di essere l’incarnazione. Abbassarsi. Immergersi nella marginalità. Condividere la tavola con i peccatori (categoria ampia con la quale intendo tutti i segnati in modo estremo dalle ferite della vita). Come se, posto al timone di questa grande barca su cui stiamo viaggiando insieme, Papa Francesco decidesse una traiettoria, un tragitto da seguire per tutto l’equipaggio. E che questa nave andasse dritta dritta verso la periferia non era cosa scontata. Affatto.

Mi hanno molto colpito le raccomandazioni che sono giunte per prime. A me che volevo metter le tovaglie bianche di Natale sui tavoli è stato risposto immediatamente: “No, no, scherzi? Lui vuole mangiare come mangiate voi tutti i giorni, stessa roba per apparecchiare (cioè tovagliette di carta usa e getta), stesso cibo, stesse persone!”. Mi sono commossa, perché ho pensato a Dio. Mi son detta: Dio è così! Si immerge nella mia storia, nelle mie piccolissime cose, si impasta con me… L’intuizione di Israele era vera: Emmanuele, Dio con noi.

Assisi attende il Papa pregando e riflettendo. Così anche noi, tentando sempre di trasformare in sapienza tutto ciò con cui la vita ci viene incontro. E con semplicità saremo contenti di condividere questo pezzo di strada con voi!

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