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388647 633906933291267 1189824432 nScritto da  Rachele

Spesso mi chiedo se noi cristiani siamo consapevoli della nostra identità, o semplicemente ci lasciamo trasportare dal tempo che passa senza troppi punti interrogativi; ebbene, a cosa siamo chiamati? Che cosa significa essere cristiani in questa società della morte e del relativismo?

Innanzitutto dobbiamo comprendere che il nostro obiettivo principale è quello di costruire: tutti abbiamo nel cuore un desiderio di felicità, di un luogo dove tornare, un luogo rassicurante e amorevole che ci protegga dai problemi e dalle preoccupazioni.. noi siamo costruttori di vita, siamo costruttori di una nuova civiltà, quella dell’amore. Benedetto XVI scrisse che “costruire su Cristo e con Cristo significa costruire su un fondamento che si chiama amore crocifisso”.

Noi siamo “eredi di Dio e coeredi di Cristo”, ciò ci ricorda che siamo pellegrini sulla terra in cammino verso la vera patria, verso Gerusalemme; in questo tragitto sta a noi scegliere di essere figli e ascoltare lo Spirito che abbiamo nel cuore che grida Abbà, oppure essere schiavi del mondo, del peccato, della corruzione. Se scegliamo di essere figli di Dio, dobbiamo ricercare in ogni istante la comunione di vita con Lui, questo significa che la nostra fede non riguarda discorsi vani e teorici, ma abbraccia tutta la nostra esistenza e diventa viva e visibile; non sarà rilegata alla santa messa o negli attimi di preghiera, ma in ogni ambito che ci riguarda: nel lavoro, nello studio, nelle amicizie, in famiglia… tutti devono vedere che non apparteniamo al mondo, tutti si devono accorgere di quella luce che abbiamo negli occhi, non dobbiamo aver paura di andare controcorrente, di non uniformarci alle mode del momento, al contrario andare avanti con umiltà ma con l’integrità della nostra fede che non si piega in atteggiamenti di saccenteria, egocentrismo o illusione di onnipotenza. Credere in Dio ci fa uscire da noi stessi, perché ci fa accogliere quello Spirito di Verità nel quale siamo innestati da secoli di tradizione nella vita della Santa Chiesa, significa fidarsi di un “Tu” e abbandonarci completamente, avere la certezza che Dio compirà le sue promesse. Avere fede significa mettere Cristo al centro di ogni tua azione e scelta, essa porta a un’infinita passione per l’esistenza.

L’amore crocifisso è la meta di ogni cristiano, l’esempio che Cristo ci ha lasciato, con il quale ci ha riscattati dalla morte in un atto di bene supremo, ecco che siamo diventati insieme a lui eredi di un tesoro prezioso che dobbiamo condividere con quante più persone possibili; l’amore crocifisso è gratuito e senza nessun calcolo, e tutti siamo chiamati ad amare con gratuità senza aspettarci una qualche ricompensa; è crocifisso perché sceglie di amare incondizionatamente in uno stato di estrema povertà e nudità, disarmato e senza nascondimenti, ma trova la sua potenza dalla verità e da quella sorgente di vita in cui si rigenera e risorge, una crocifissione che spezza la conchiglia per trovare la perla. Nella croce non c’è inganno o imbroglio: che inganno può nascondere uno che muore d’amore e di dolore per te? Uno così, se arrivi a conoscerlo non lo lasci più.

La civiltà dell’amore, una società che si trasforma e costruisce la propria identità sulla “pietra angolare”. Noi siamo chiamati a costruire, portare pietre buone, così che tutti possano iniziare la propria costruzione, la propria casa, la propria risurrezione del cuore: “Sappiamo che per la Bibbia il cuore è la sede dei pensieri, delle decisioni, il luogo da cui provengono le intenzioni buone e quelle peccaminose” (padre Umberto Occhialini). Per entrare in comunione con Dio è necessario avere un cuore puro, leale, sincero. Il cristiano è l’uomo finalmente promosso a uomo, che sulla luce dei suoi amori stende una luce più grande.

“Il cristiano non è figlio di una sottrazione, ma di un’addizione, di un di più. Non siamo uomini e donne diminuiti, ma accresciuti: di più amore, più libertà, più consapevolezza” (padre Enzo Mesolella).

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