Famiglia: Educare intelligenza e cuore – Editoriale Samizdat

Tag

Nella prolusione del Card. Bagnasco viene esplicitamente giudicato il pericolo di affossamento della famiglia, quasi fosse l’origine dei mali del nostro tempo.
Interessante anche il dibattito sorto dal Concistoro sulla famiglia, dove si coglie “l’errore fatale” di voler percorrere la strada della pastoralità senza fare riferimento alla dottrina.

L’individualismo origine dei mali
… 6. Educare intelligenza e cuore
Come sappiamo, l’annuncio di Cristo è fondamento e criterio dell’educazione delle intelligenze e dei cuori, una educazione integrale che la scuola è chiamata a offrire: “Il compito educativo è una missione chiave”, affermava recentemente il Santo Padre (Discorso ai Superiori Generali degli Istituti maschili di vita religiosa, 29.11.2013). E noi, Vescovi Italiani, con rinnovato impegno camminiamo nella via del decennio che abbiamo dedicato a questa missione. Per questo, con tutte le persone di buona volontà e di retto sentire, guardiamo all’appuntamento del 10 maggio prossimo in piazza San Pietro con il Papa. Davanti a Lui e con Lui, riaffermeremo l’urgenza del compito educativo; la sacrosanta libertà dei genitori nell’educare i figli; il grave dovere della società – a tutti i livelli e forme – di non corrompere i giovani con idee ed esempi che nessun padre e madre vorrebbero per i propri ragazzi; il diritto ad unascuola non ideologica e supina alle mode culturali imposte; la preziosità irrinunciabile e il sostegno concreto alla scuola cattolica. Essa è un patrimonio storico e plurale del nostro Paese, offrendo un servizio pubblico seppure in mezzo a grandi difficoltà e a prezzo di sacrifici imposti dall’ingiustizia degli uomini: ingiustizia che i responsabili fanno finta di non vedere pur sapendo – tra l’altro – l’enorme risparmio che lo Stato accantona ogni anno grazie a questa peculiare presenza. È in questo orizzonte che riaffermiamo il primato della persona, e quindi la tutela che si deve ad ogni persona specialmente se in situazione di fragilità – contro ogni forma di discriminazione e violenza. E nello stesso tempo non possiamo non ricordare il grave pericolo che deriva dallo stravolgere o disattendere i fondamentali fatti e principi di natura che riguardano i beni della vita, della famiglia e dell’educazione. La preparazione alla grande Assise del Sinodo sulla Famiglia, che si celebrerà in due fasi nel 2014 e nel 2015, nonché il recente Concistoro sul medesimo tema, hanno provvidenzialmente riposto l’attenzione su questa realtà tanto “disprezzata e maltrattata”, come ha detto il Papa: commenterei, “disprezzata” sul piano culturale e “maltratta” sul piano politico. Colpisce che la famiglia sia non di rado rappresentata come un capro espiatorio, quasi l’origine dei mali del nostro tempo, anziché il presidio universale di un’umanità migliore e la garanzia di continuità sociale. Non sono le buone leggi che garantiscono la buona convivenza – esse sono necessarie – ma è la famiglia, vivaio naturale di buona umanità e di società giusta. In questa logica distorta e ideologica, si innesta la recente iniziativa – variamente attribuita – di tre volumetti dal titolo “Educare alla diversità a scuola”, che sono approdati nelle scuole italiane, destinati alle scuole primarie e alle secondarie di primo e secondo grado. In teoria le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione – cosa giusta -, in realtà mirano a “istillare” (è questo il termine usato) nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre…parole dolcissime che sembrano oggi non solo fuori corso, ma persino imbarazzanti, tanto che si tende a eliminarle anche dalle carte. È la lettura ideologica del “genere” – una vera dittatura – che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni. Viene da chiederci con amarezza se si vuol fare della scuola dei “campi di rieducazione”, di “indottrinamento”. Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati? Si è chiesto a loro non solo il parere ma anche l’esplicita autorizzazione? I figli non sono materiale da esperimento in mano di nessuno, neppure di tecnici o di cosiddetti esperti. I genitori non si facciano intimidire, hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c’è autorità che tenga. Anche il fenomeno dell'”alcol estremo” – cioè di bere fino allo sfinimento o peggio – non può lasciare indifferente nessuno, tranne chi si arricchisce sul male degli altri. Si dovrebbe, invece, sprigionare nell’intera società un brivido di rifiuto e di seria preoccupazione, tale da provocare investimenti seri di risorse umane, economiche e valoriali, ben più meritorie rispetto a iniziative ideologiche e maldestre …

Sguardoleale  socio di  SamizdatOnLine

Articoli correlati:
–  Concistoro segreto: cosa accadde – Marco Tosatti, La Stampa
–  Fermatevi – card. Caffarra
–  La chiesa che fa sociologia – Stanislaw Grygiel s Il Foglio
–  Sinodo sulla famiglia: il card Kasper spiega le sue proposte – Radio Vaticana

Siate santi! Ama il prossimo tuo come te stesso

Tag

, , , , ,

Lv 19,1-2.11.18
1 Il Signore parlò a Mosè e disse:
2 “Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.
11 Non ruberete né userete inganno o menzogna a danno del prossimo.
12 Non giurerete il falso servendovi del mio nome: profaneresti il nome del tuo Dio. Io sono il Signore.
13 Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo; non tratterrai il salario del bracciante al tuo servizio fino al mattino dopo.
14 Non maledirai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo Dio. Io sono il Signore.
15 Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con parzialità il povero né userai preferenze verso il potente: giudicherai il tuo prossimo con giustizia.
16 Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo. Io sono il Signore.
17 Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui.
18 Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore.

   In questo brano del Levitico, il Signore detta a Mosè alcuni dei precetti legali che il popolo dovrà osservare per rispettare l’alleanza con Lui. È bene notare che gli ammonimenti del Signore si aprono con: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo”, le stesse parole di Mt 5,48: “Siate dunque perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste”.

   Questo inciso deve dare la chiave di lettura per tutto ciò che segue: se infatti tale avvertimento non fosse posto, ciò che viene potrebbe essere interpretato come un arido elenco precettistico, leggi dure e fini a se stesse, verso cui l’uomo non potrebbe che piegarsi per puro senso del dovere e rimanerne schiacciato, sino a quando il peccato avrà trovato la via per emergere dal cuore e manifestarsi.

   Innanzitutto allora dobbiamo chiederci: che cosa vuol dire essere santi? Cosa significa che Dio è santo? E come possiamo noi essere santi come lui lo è? Noi sappiamo, dice San Paolo in 1Ts 4, 3, “ciò che Dio vuole è la vostra santificazione”. Il termine è tradotto dall’ebraico QODES e letteralmente sta per “separare, tagliare”: un termine non usato comunemente e che per un ebreo esprime al massimo, ripetuto nella sommità della triplice invocazione, l’assoluta trascendenza di Dio. Il Signore parla al suo popolo dal monte Sinai in folgori e tuoni, oppure dalla Tenda del Convegno in una nube infuocata; l’unico che può parlargli faccia a faccia è il suo servo Mosè.

   Ma che significa per noi essere santi come il Signore? Come possiamo essere trascendenti a noi stessi, superare ciò che siamo per elevarci a nuova condizione? Perché è proprio questo ciò che dice il Signore: nostro compito è darci un taglio con il nostro io, recidere ogni legame con l’uomo vecchio, immerso nel peccato e contaminato nel profondo, per innalzarci come creature nuove, forgiate attraverso il fuoco della Parola di Dio, fuoco purificatore che martella via le scorie presenti nell’animo e induce la nostra volontà a riverirsi a Lui; in una parola la metanoia del cuore. Il Signore stesso lo ridirà al profeta Ezechiele: «Darò loro un cuore nuovo, e uno spirito nuovo metterò dentro di loro; toglierò dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne, perché seguano i miei decreti e osservino le mie leggi e li mettano in pratica; saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio» (Ez 11,19-20).

   Si diceva quindi che il testo corre il rischio di un’interpretazione legalistica, di portarci a un giudizio spietato. Invece, leggendo tutto d’un fiato il brano mentre si tiene nell’intimo l’avvertimento di cui sopra, non si può non percepire come una paterna bontà trasparire dai precetti elencati: non rubare, non giurare il falso, non opprimere il prossimo, non maledire il sordo e far inciampare il cieco, non commettere ingiustizia, non spargere calunnie, non covare odio, non vendicarsi. Presi a se stanti risultano a lungo andare impossibili da sostenere; se invece diventano il martello e l’incudine su cui far agire il fuoco rovente dello Spirito, ecco che allora produrranno grande frutto e saremo veramente avviati per la strada verso la Santità, perché come disse il Padre del Deserto Agatone: «Senza una grande vigilanza, l’uomo non progredisce nemmeno in una virtù».

   Ecco quindi che il giusto giudizio deve essere per noi pane quotidiano nel rapporto con gli altri, sino a che possa trasformarsi nell’ammonimento finale, “amerai il tuo prossimo come te stesso”, l’unico vero giudizio che possiamo noi amministrare. Questo è magistralmente spiegato da Filemone al-Maqari, asceta e padre del deserto, con le cui parole concludo.

   «Se qualcuno si adira vedendo peccare un suo prossimo, dimentica di essere egli stesso peccatore. Se qualcuno si adira vedendo peccare un suo prossimo, crede di essere Dio, protettore della Legge e delle virtù. Ciò, malgrado Dio veda i nostri peccati e taccia. La falsa divinità che è in noi ci spinge a vedere, ad adirarci e a giudicare i peccati degli altri. Ognuno di noi diventa un falso giudice.

Si racconta di un anziano che aveva dato a un monaco e a una monaca un posto dove dormire la notte. I due finirono per commettere adulterio. L’anziano aveva sentito tutto ciò che era successo. Il mattino seguente, il monaco e la monaca si prepararono a partire. Per strada, i due si chiesero: l’anziano avrà forse sentito quello che abbiamo fatto ieri? Tornarono dall’anziano, dunque, per chiederglielo. Ed egli rispose: “Sì, ho sentito”. Essi gli domandarono: “Perché allora sei rimasto in silenzio?”. Ed egli: “Ero ai piedi della Croce a piangere con la madre di Gesù”.

L’ammonimento non crea una vera metanoia. Solo il contatto con l’amore di Dio crea il fuoco dell’amore che genera a sua volta una corretta metanoia. La metanoia che nasce dalla paura è malata e lo è finché non guarisce nel fuoco dell’amore divino.» (lettera 35°).

Devastating Arguments Against Christianity (Courtesy of the Internet)

Well Spent Journey

I’m writing this post primarily for my own convenience. During my online journeys to r/atheism , “freethought” blogs, and beyond, I encounter the following arguments so frequently that it seems sensible to fact-check them all at once.

_____

The Claim: “Religion has been the primary cause of war and oppression throughout the history of mankind.”

photo source: http://radiomankc.blogspot.com/

The Truth: In their comprehensive Encyclopedia of Wars, Phillips and Axelrod document the recorded history of warfare. Of the 1,763 wars presented, a mere 7% involved a religious cause. When Islam is subtracted from the equation, that number drops to 3.2%.

In terms of casualties, religious wars account for only 2% of all people killed by warfare. This pales in comparison to the number of people who have been killed by secular dictators in the 20th century alone.

_____

The Claim: “Thanks to modern science, the days of religion are numbered. Humanity’s superstitious…

View original post 680 altre parole

“A venti anni dall’inizio del Concilio Vaticano II” e “I venticinque anni della «Veterum Sapientia»” del Card. Siri

Tag

, , , , , ,

A VENTI ANNI DALL’INIZIO DEL CONCILIO VATICANO II
(da «Renovatio» XVII (1982), fasc. 3, pp. 325-328)

La data dell’11 ottobre 1962, inizio del Vaticano II, non si può ignorare. Non per dare un giudizio, perché fatti di questo genere si interpretano solamente coi secoli; ma perché una ponderazione cauta, oltre che utile, appare doverosa.

1. Il Vaticano II è un fatto teologico. Proprio perché di tale natura, esso deve avere una interpretazione teologica, ossia dal piano perfettamente cattolico e nella sola dottrina che scende dalla parola di Dio, sia tràdita sia scritta. Chi pretende di giudicare il Concilio, non da questo piano, si mette nel falso. Ed è un fatto teologico perché il Collegio Episcopale, riunito cum Petro et sub Petro, gode del carisma di potere supremo ed, occorrendo, del carisma della infallibilità. Gode anche del fatto di essere un avvenimento il quale entra nel piano della divina provvidenza. Sotto questo profilo di Fede, il primo e più sicuro, qualcosa si vede con certezza. Le guerre di questo secolo, per il fatto che coinvolgono eserciti e tutta la popolazione dei Paesi belligeranti con manifestazioni terrificanti, lasciano tracce esplosive nei singoli e nelle collettività per decenni e decenni. Lo vediamo bene. Che sarebbe accaduto nella Chiesa se non si fosse eretta questa grande diga, nella quale entravano corresponsabili i vescovi di tutto il mondo e, ad altro livello, i pensatori cattolici dell’Universo? Se tutte le pazzie non fossero state obbligate a passare per questo crogiolo? Chi vede il Concilio come un principio di dispute dannose e non si accorge che queste hanno avuto un contenimento proprio da esso, capovolge la Storia.
L’avere riunito in un prospetto solo tutto quanto si poteva dire sulla Chiesa, senza fermarsi solo al fatto storico ed alla quadratura giuridica, ha valore profetico, perché uno degli sforzi più diabolici che si sarebbero lanciati contro l’opera di Cristo è proprio a riguardo della Chiesa; essa dovrebbe diventare carismatica, democratica, caotica, … e chi più ne ha più ne metta!
In modo sotterraneo, e non avvertito dai più, da tempo si andava minando la parola di Dio scritta nella Bibbia, per l’ideale di un ritorno ad una semplificazione protestante infedele ed imbelle. Altro documento profetico è in questo senso la Costituzione Dei Verbum. Non si vedeva; ma l’ultima guerra aveva devastato anche le teste. E come!
La netta posizione verso i laici non è una novità: ma l’averla così chiaramente esposta in diversi Documenti, — la Apostolicam Actuositatem, la Gaudium et Spes —, è preziosità tale che solo i nostri posteri potranno valutare.
Se il Concilio lo si guarda come fatto «teologico», bisogna dire: «qui c’è la mano di Dio».

2. Il Concilio può essere considerato come «fatto storico». Il che non diminuisce il valore del «fatto teologico», ma vi dimostra chiaro la «mano di Dio». Infatti. Dio lascia intera la libertà umana e porta alla fine i fatti dove vuole Lui. Fin dal secondo giorno del Concilio, fu chiesto di respingere lo schema preparato circa le fonti della Rivelazione. Lo schema fu respinto e quello presentato in seguito fu migliore e capace di ulteriori perfezionamenti, come di fatto accadde. Ma non c’è alcun dubbio che alcuni vennero al Concilio col proposito di portare la Chiesa a vivere protestanticamente, senza Tradizione e senza Primato del Papa. Per il primo scopo, si fece molta confusione; per il secondo si tentò di giocare l’argomento della Collegialità.
Per capire tutto il fatto, occorre aver presente che per la prima volta, accanto al Concilio, esisteva una pleiade di persone, le quali, non potendo a qualche legittimo titolo sedere in Aula, avevano del tempo da perdere e costituivano il miglior terreno per il pettegolezzo: giornalisti, fotografi, cineasti in servizio per le televisioni di tutto il mondo erano continuamente alla caccia di episodi, di detti, di posizioni azzardate ed imprudenti in fatto di dottrina. Questo mondo vario e superficiale diventò per molti «il volto» del Concilio. Per questo motivo talune tesi, disputate o in se stesse o in qualche sfumatura, apparvero cicloni in modo al tutto artefatto.
Se si confronta il Vaticano II col Vaticano I e il Tridentino, si vede che il Vaticano II fu il più pacifico dei tre. I due precedenti, con fatti ben più gravi, non ebbero tale cassa di risonanza.
Sarebbe falso il voler sostenere che al Vaticano II non ci siano stati contestatori; ma questi si fecero ben poco sentire in aula, preferendo per le loro gesta i corridoi delle Commissioni, le conferenze in qualche sala, ed altri mezzi lontani dalla grande Aula vaticana.
Per capire la stupenda serietà della grande assise bisogna considerare i numeri: in quattro sessioni parlarono solo 500 Padri; duemila cinquecento tacquero sempre e furono la grande saggezza silenziosa del Concilio. Naturalmente, dei cinquecento molti parlarono assai, taluni anche una o due volte la settimana.
Il lavorio interno del Concilio si svolse, oltreché nelle Commissioni, in altre due sedi. La prima fu la Commissione cardinalizia per gli affari straordinari, definita da Papa Giovanni «la testa del Concilio». Constava di otto Cardinali ed era presieduta dal Segretario di Stato. Durò solo per la prima Sessione e fu soppressa da Paolo VI. Da questo punto cominciò l’attività, si può dire settimanale, dei venti cardinali: i 12 componenti il Consiglio di Presidenza del Concilio, i quattro Moderatori del Concilio stesso e i quattro Coordinatori dei lavori. Le sedute di questi venti Cardinali furono l’occasione e la sede dei lavori più faticosi e più utili del Concilio. Chi non conosce i verbali di questo Consiglio, del quale era segretario lo stesso Segretario del Concilio, crediamo non possa scrivere la vera storia del Concilio.
La più preoccupante vicenda fu il dopo-Concilio. Fu allora che cominciò la triste consuetudine di avallare idee particolari col dettato del Concilio. Contro il Concilio. Questi sono solo elementi per chi dovrà scrivere la storia del Vaticano II. Il che, perché possa essere un lavoro sereno, riteniamo sarà possibile solo tra molti anni.
Nessuno può sottrarsi all’ammirazione per questa assise, che ondeggiò numericamente tra i 2.500 e 3.000 Padri, che mai fu rissosa, mai ineducata, mai violenta, anche se talvolta il timbro vibrato di alcuni Padri lasciava capire benissimo la loro interna passione.
Una volta sola uno dei Padri più degni e competenti ebbe troncato il Suo dire, per raggiunti limiti di tempo dal Presidente di turno: considerato tutto, quel gesto poteva essere evitato.
Se si pensa che le sessioni furono quattro dal 1962 al 1965, ci si può domandare: è forse esistita una assise di tale numero, di tale importanza e di tale cornice che abbia dato una tale prova di educazione civile?

*     *     *     *     *

I venticinque anni della «Veterum Sapientia»
(da «Renovatio», XXII (1987), fasc. 1, pp. 5-7)

Il 22 Febbraio 1962 Giovanni XXIII promulgava la «Costituzione Apostolica» «VETERUM SAPIENTIA». Volle dare alla promulgazione una solennità forse mai usata: firmò il Documento sulla mensa della confessione nella Basilica di San Pietro, presente il Sacro Collegio. Scopo della Costituzione era portare avanti lo studio della lingua latina.
Da quel giorno sembra siano passati non 25 anni ma molti secoli. Infatti la data pare sia passata sotto silenzio. Il Documento contiene una Legge vera e propria per tutta la Chiesa: ovunque insegnare e imparare il «Latino».
Per la vita della Chiesa e per la migliore formazione è utile ritornare a riflettere decisamente sulla lingua latina.

1. Nel momento in cui il Verbo si è incarnato, la lingua del potere imperiale, la più diffusa e al punto più alto della sua manifestazione letteraria, nonché dell’ambiente civile, è stata la lingua latina. Questo accostamento non può in alcun modo ritenersi puramente casuale. Nulla è casuale. Nel pieno rispetto della libertà umana, tutto, e per la eterna scienza dei futuri e futuribili in Dio, rientra in un piano divino. Ed anche questo bisogna ammirare.
Alla lingua latina deve unirsi la considerazione attenta e profonda della storia di Roma. È il momento di accorgersi che in nessuno degli imperi noti alla Storia umana si è riprodotto il modulo dell’Impero Romano. Questo Impero è stato troppo considerato solo alla luce, non sempre luminosa, dei suoi storici. Esso appare far essenzialmente parte di una ben più alta storia; e talune sue caratteristiche difficilmente avranno una spiegazione meramente umana. Questa storia si collega, forse essenzialmente, alla scelta di Roma come capitale della Chiesa cattolica. Il latino è troppo congiunto con queste storiche realtà.
Ma la lingua ha caratteristiche sue ineguagliabili, ha la logica che distingue i piani; e anche solo per questo diventa educativa; tanto che, fino alla lassitudine universale del nostro tempo, è sempre stata formativa della mentalità umanistica e civile. La sua concisione espressiva, il suo ritmo rivestono una maestà impareggiabile ed inimitabile. Si direbbe che certi concetti non si esprimono in modo veramente adeguato se non in lingua latina. La sua modulazione classica è affascinante. Ci vollero due secoli di inquinamento rovinoso illuministico per arrivare alla distruzione del nostro tempo. Le possibilità riassuntive nella lapidaria espressione del latino, non sono eguagliate da nessuna lingua umana.

2. Solo il Latino apre la porta a tutta l’antichità cristiana, ai più venerandi Documenti del Magistero Ecclesiastico, alla formulazione del Diritto. La parte più risolutiva di questo è fiorita in questa lingua e in questa storia di Roma, che rimane la Madre del Diritto stesso.

3. La «VETERUM SAPIENTIA» sottolinea bene la possibilità di questa lingua che, per non essere più ovunque «viva», ha l’immobilità dei capolavori antichi e, pertanto, non è soggetta all’evoluzione delle lingue parlate, dando così un contributo alle cose e ragioni che né cambiano né possono cambiare. La grandezza del Latino la si misura accanto alla grandezza immobile della verità obiettiva.

Per queste ragioni meritano plauso quanti, nel nostro tempo, lavorano per mantenere le ragioni di esistenza e di uso del Latino nella nostra e nelle future età.
La considerazione del Latino nell’ambiente di sua nascita e di sua affermazione aiuta ad arrivare ad una complessiva visione della storia umana, che – ripetiamo – non è casuale, ma è tutta finalizzata negli intendimenti del Suo Unico Creatore!


Da cardinalsiri.it

We the People

Berlicche

Per l’ennesima volta un giudice ha annullato una legge che non gli piaceva. Stavolta è successo in America, in Virginia. Lo stato si era dotato di una legge contro i matrimoni di persone dello stesso sesso. Il giudice l’ha annullata sulla base del fatto che “tutti gli uomini sono uguali”.
In quest’istante non mi interessa discutere sulla fallacia di questo discorso. Mi interessa di più ragionare sulla frase che suddetto giudice ha scritto in calce alla sentenza:
“We have arrived upon another moment in history when We the People becomes more inclusive, and our freedom more perfect.”
“Siamo giunti in un altro momento della storia quando Noi il Popolo diventa più inclusivo, e la nostra libertà più perfetta. ”

Noi Popolo. Con tutta evidenza, questo giudice però non rappresenta il popolo. Rappresenta una parte del popolo, nella migliore delle ipotesi. Alcuni. Pochi. Non rappresenta quel 57% di cittadini che…

View original post 595 altre parole

[Pillole di Storia] Il colore del vestito del prete

Una penna spuntata

Maschietti in linea, grandi notizie: OGGI SI PARLA DI MODA CRISTIANA!!
No, non fate quella faccia, scherzavo: stavolta si parla di moda cristiana per preti, cioè di paramenti e di colori liturgici nel corso della Storia.
Eddai, questo è un post molto allineato alla mia “linea editoriale”, su!

***

Dunque. C’è questo storico, che più che un uomo è un mito, che si chiama Michel Pastoureau. Oltre ad aver scritto un saggio sulla simbologia dell’orso – da animale totemico delle tribù barbariche, giù giù fino a trasformarsi in orsacchiotto di peluche – questo mito d’uomo ha scritto una serie di libri uno più affascinante dell’altro, dedicandosi a un campo di studi che potremmo definire… storia della simbologia? Storia dei colori? Storia della simbologia dei colori nel Medio Evo?
Boh, vedete voi. Fatto sta che io non potrò lasciare questa terra finché non avrò letto l’opera omnia

View original post 1.436 altre parole

L’Onu attacca la Chiesa, ovvero il corvo si avventa contro la colomba

Tag

, , , , ,

di Alfredo De Matteo

Il recente durissimo, e per certi versi tragicomico, attacco dell’Onu alla Chiesa Cattolica mette bene in luce la deriva morale e intellettuale dell’odierna società civile: un gruppo di esperti del Comitato Onu sui diritti dei bambini ha stilato un rapporto in cui si accusa la Chiesa di aver coperto, e addirittura causato con il Suo insegnamento, gli abusi sessuali commessi in questi ultimi decenni da alcuni ecclesiastici nei confronti di un certo numero di fanciulli.
Tale infame documento non tratta solamente della pedofilia ma affronta anche altri temi riguardanti soprattutto l’omosessualità e l’aborto; in buona sostanza, il j’accuse rivolto alla Chiesa Cattolica è quello di aver favorito, e tuttora di favorire, le violenze sugli omosessuali e le gravidanze “pericolose”, ossia quelle con elevato rischio di mortalità (della madre del bambino, ovviamente …) in relazione alla pratica degli aborti clandestini, sempre a causa di un insegnamento morale che si ostina a ritenere l’omosessualità come una grave depravazione e l’aborto come un abominevole delitto. Non sono mancate neanche le solite accuse circa la condanna della contraccezione da parte della Chiesa, condanna che favorirebbe la diffusione dell’Aids e dunque la morte di milioni di persone. Ora, colui che scrive non intende ribattere punto per punto alle menzogne dell’Onu, la qual cosa appare, dati alla mano, fin troppo facile e comunque già efficacemente documentata da illustri apologeti, bensì focalizzare l’attenzione sulla questione pedofilia, grimaldello utilizzato dai nuovi untori delle odierne democrazie relativiste per “tappare la bocca” ai cattolici nel tentativo di sdoganare l’immoralità e la perversione, ossia costituire e rafforzare quelle strutture di peccato che sono all’origine dell’annientamento morale e materiale dell’umanità intera.

E’ quanto mai opportuno, pertanto, indagare sulle cause della pedofilia ed in particolare sui presupposti filosofici che ne sono alla base, proprio al fine di mettere in luce la perfidia e la disonestà dell’Onu.

1. Una concezione della sessualità umana sganciata da ogni regola e norma morale. La Chiesa insegna che la funzione sessuale è buona e lecita solamente se viene esercitata dai coniugi all’interno del matrimonio e se essa ha come fine la procreazione; ciò significa che la sessualità umana, ed il piacere che ne deriva, è il mezzo attraverso cui l’uomo e la donna compartecipano alla creazione e non un fine. Il mondo (e certamente anche l’Onu) insegna l’inverso e cioè che la procreazione è solo una (spiacevole) conseguenza dell’atto sessuale, il cui vero fine va ricercato nel piacere che l’accompagna. E’ fin troppo ovvio come tale ribaltamento morale abbia delle conseguenze disastrose perché alla legge della natura e dell’amore sponsale esso tende a sostituire la legge (tirannica) del desiderio, del piacere fine a se stesso. In tal modo si apre la strada, inevitabilmente, ad ogni forma di perversione finalizzata alla ricerca spasmodica del piacere venereo, compresa quella dello sfruttamento sessuale dei bambini.

2. La sessualizzazione dell’infanzia. La Chiesa definisce bene gli ambiti della sessualità umana e ne riserva l’esercizio ai coniugi. Il mondo (e certamente anche l’Onu) teorizza invece che in ogni fase della vita, dall’infanzia fino alla vecchiaia, la sessualità umana costituisce una pulsione che va “scaricata”, non repressa né tantomeno procrastinata. Non mancano, purtroppo, documenti ufficiali Onu e di altri organismi sovranazionali, nonché programmi scolastici ministeriali che raccomandano ai bambini l’insegnamento della masturbazione, l’uso disinvolto e disinibito del sesso e la scelta del genere sessuale a cui decidere di appartenere, come se esso non fosse legato ad alcun dato oggettivo di natura.

3. L’instaurazione della legge del più forte, ossia del desiderio elevato a diritto. La Chiesa insegna l’esistenza di una gerarchia dei valori, la necessità di seguire il bene ed evitare il male e di accordare protezione agli individui più deboli ed indifesi. In tale logica, il bambino (e a maggior ragione, il bambino non nato) ha dei diritti inviolabili tra cui quello alla vita. Il mondo (e certamente anche l’Onu) propugna il relativismo etico e morale e pone il desiderio, in particolare quello sessuale, al centro della vita individuale e sociale. Nel nome del desiderio e dell’arbitrio individuale tutto è lecito, anzi doveroso, compreso l’omicidio dell’innocente ed il suo sfruttamento sessuale. Dapprima col divorzio, poi con l’aborto, le legislazioni di molti Stati hanno reso legale la teoria malsana del desiderio come diritto e ciò non ha fatto altro che comportare la sopraffazione del più debole da parte del più forte, di chi è in grado di esercitare e far valere la propria volontà o le proprie esigenze, contro chi invece non è in grado, per diversi motivi, di farlo. Anche tutte le altre aberrazioni sociali, come l’eutanasia dei malati, degli incapaci di intendere e di volere e finanche dei bambini (già legale in alcuni Paesi europei), corrispondono perfettamente ai perversi criteri filosofici propagandati dalla modernità. In questo quadro di offuscamento della ragione e di esaltazione innaturale dei sensi, la pedofilia rappresenta l’approdo inevitabile di una società malata e priva di efficaci meccanismi di protezione dei più deboli.

4. Il consenso come criterio decisivo nello stabilire la liceità morale e giuridica di un comportamento umano. La Chiesa insegna che un determinato atto non diventa buono e lecito quando a compierlo sono due o più persone consenzienti; al contrario, esso ha in sé una connotazione positiva o negativa indipendentemente dalla partecipazione libera di tutti i soggetti coinvolti. Cosicché, ad esempio, i rapporti sessuali promiscui sganciati da precise norme morali non cambiano di segno nel momento in cui vengono consumati all’interno di relazioni consensuali, ma rimangono intrinsecamente disordinati. Il mondo (e certamente anche l’Onu) sostiene invece l’esatto contrario, ponendo come criterio ultimo di discernimento etico e morale proprio il consenso, con conseguenze facilmente prevedibili. Recentemente, la Cassazione ha ribaltato una sentenza del tribunale di Catanzaro che aveva condannato un sessantenne a cinque anni di galera per aver abusato sessualmente (il reo è stato colto, tra l’altro, in flagranza di reato) di una ragazzina di undici anni. La Suprema Corte ha riconosciuto come attenuante il fatto che la piccola era consenziente. Tale assurdo episodio di cronaca sintetizza in modo efficace tutti i presupposti logici fin qui enunciati.

In conclusione, la pedofilia altro non è che la punta emergente dell’iceberg di immoralità e perversione che la stessa agenzia Onu spaccia per conquiste di civiltà. A soffiare sul fuoco dei sensi e della voluttà ci pensa poi la diffusione planetaria della pornografia, la cui industria non conosce crisi e regna sovrana su una società relativista che pone come valore assoluto la soddisfazione immediata ed indiscriminata di ogni impulso o pulsione sessuale.


Da campariedemaistre.com

La signora Tina e i Commissari

Berlicche

La signora Tina era agitata. “Ma chi sono questi? Che vogliono da me?”
“Non si preoccupi, signora” le disse il lacchè con un sorrisetto a mezza bocca “questi sono gli esperti scelti personalmente dall’imperatore per sovrintendere alla gioventù. E’ tutta gente che ha studiato moltissimo…bene, quasi tutti…e che viene da tutti gli angoli dell’impero. Pensi, persino dai regni sottomessi del Bagocistan e dalla Guscezia.”
“Bagocistan? Guscezia? ma in Guscezia non c’era quel terribile re, quella guerra tremenda? E nel Bagocistan ho letto che le bambine le fanno sposare a otto anni, e non le mandano a scuola…”
Il lacché in livrea fece un risolino “Deve capire, signora, queste sono scelte politiche. Mica l’Imperatore può scontentare questi paesi. Si offenderebbero, sarebbe gravissimo…”
“Ho sentito che c’è anche uno dall’Atinia e un altro dal Bhura!” Disse la signora Tina torcendosi le dita “Ma se laggiù manco hanno le scuole! Ho sentito che…

View original post 1.110 altre parole